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Classic Reloaded

In Senza categoria on giugno 28, 2018 at 11:16 am

Introduzione al catalogo

Il rame di Remo Salvadori e i ritagli di Sabrina Mezzaqui, i cristalli di Salvatore Arancio e le scope nel marmo di Bruna Esposito, gli ori di Gino De Dominicis e le stampe ai sali d’argento di Mimmo Jodice, i tappeti cuciti di Flavio Favelli e i mosaici di Luigi Ontani, l’acrilico di Pietro Ruffo e i collant di Luca Trevisani, due mani in preghiera emerse dalla sabbia di Maurizio Cattelan e il legno e alluminio di Enzo Cucchi. Materiali, tecniche e ispirazioni diverse racchiuse in lavori di dodici autori italiani contemporanei, selezionati muovendo da un nucleo di opere conservate al MAXXI, danno vita a una nuova tappa del nostro viaggio attraverso culture e fermenti artistici del Mediterraneo, del Nord Africa e del Medio Oriente. Ne siamo orgogliosi. Perché la via del dialogo e della conoscenza per il Museo nazionale delle arti del XXI secolo non rappresenta davvero una “trasferta”. È un tratto essenziale della sua vocazione originaria e della sua missione fondamentale.

Ringrazio con particolare convinzione il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per aver affidato al MAXXI, all’estro e alla preparazione dei suoi uffici, il compito di portare o riportare l’Italia, con il suo profilo attuale e il suo immenso patrimonio storico, in un’area vicina, in un pezzo del “nostro” mondo, investito da tensioni sovente drammatiche. Classic Reloaded, curata da Bartolomeo Pietromarchi, direttore del MAXXI Arte, dipana ulteriormente un filo rosso nel confronto con le comunità artistiche e civili le cui pietre miliari sono state le mostre Unedited History Iran nel 2015, Istanbul. Passione, gioia, furore nel 2016 e Beirut. Soundings the Neighbors nel 2017. Quest’ultima, per inciso, ha affascinato i nostri visitatori e lasciato una traccia profonda nel cuore di Roma, per la vivacità creativa e la forza etica delle opere esposte nel meraviglioso scrigno creato da Zaha Hadid.

Tocca ora a Classic Reloaded accendere un faro – nell’ambito del programma Italia, Culture, Mediterraneo voluto dalla Farnesina – sugli intrecci e sui rimandi esistenti tra la ricerca di alcune figure di spicco della produzione artistica contemporanea e la tradizione classica. E non poteva esserci esordio migliore, per un processo che ci sta molto a cuore, delle due sedi di cui siamo felici ospiti: il Villa Audi Mosaic Museum di Beirut e il Museo nazionale del Bardo di Tunisi (al quale è legato il ricordo della strage di tre anni fa).

Per sei mesi il MAXXI, nel Libano e nella Tunisia, sarà ancora una volta “itinerante”. Uno dei modi giusti per essere un museo del futuro.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI

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GIANFRANCO BARUCHELLO. Piccolo Sistema

In Senza categoria on febbraio 23, 2018 at 12:40 pm

Prefazione al catalogo

Forse perché non ha inseguito le mode, né si è fatto incapsulare dalle correnti. Magari perché non ha piegato la sua ispirazione alle sirene del mercato. Certamente perché ha attraversato le tendenze di stagioni tanto diverse lasciando un suo tratto distintivo, senza perdere nel tempo freschezza. Sì, Gianfranco Baruchello è da decenni una voce creativa davvero unica nell’arte contemporanea, come sanno esserlo solo i talenti più fecondi, i più versatili, quelli che non occhieggiano alla critica e non puntano a costruirsi una loro scuola. A ben vedere, è questa

originalità ad avergli consentito di scegliere e sperimentare linguaggi, tecniche, stili innovativi riuscendo a parlare alla coscienza civile sui grandi interrogativi della vita e della società. È un artista “isolato” che esprime, sovente in anticipo, un sentire comune.

L’acquisizione di Piccolo Sistema inserisce nella Collezione del MAXXI un’opera avvolgente, un’immersione tra i labirinti del pensiero, i segni della memoria, l’immaterialità di ogni percorso di conoscenza e gli oggetti della quotidianità.

Si può essere uno scultore della mente nell’epoca del digitale? Baruchello si muove sui confini, tra gli intrecci della Natura e della Storia, con il tocco del visionario. Il respiro internazionale della sua lunga ricerca, il confronto lucido con le ideologie, l’investimento creativo in ambiziosi progetti di sperimentazione sociale e produttiva, tutto conferisce al suo graditissimo ingresso nella Collezione MAXXI Arte il valore di una traccia autobiografica collettiva, non solo la prova della forza di un singolo artista e di una delle sue installazioni più celebri.

Il patrimonio permanente del MAXXI è  un corpus dinamico. Un mosaico di opere e una galleria di autori che noi non intendiamo separato dal programma di mostre, rassegne, cicli di incontri da cui il museo è vivificato ogni giorno. Ma la Collezione è il primo impatto che questo luogo magnetico, plasmato da Zaha Hadid,offre al visitatore. Grazie alla sua visione gratuita (quattro giorni su sei e la prima domenica di ogni mese) è diventata un ambiente amico, più aperto. Piccolo Sistema di Gianfranco Baruchello è la testimonianza della nostra determinazione nel costruire una casa speciale per le arti del XXI secolo.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI

Blackout

In Senza categoria on febbraio 16, 2018 at 11:09 am

Prefazione al catalogo della mostra di Allora & Calzadilla “Blackout”

Impronte “narranti” sull’arenile. Pompe di benzina ormai divenute monumenti allo spreco. Una tromba montata sul tubo di scappamento di una moto. Una scrivania rovesciata e trasformata in una barca con motore fuoribordo. Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla in questa mostra Blackout confermano la loro potenza espressiva e la lucidità della loro provocazione intellettuale. Per la prima volta presenti con una “personale” appositamente creata per gli spazi del MAXXI, sono già stati protagonisti di incursioni che hanno lasciato il segno nei nostri occhi. Penso in particolare al-video The Great Silence, presentato in occasione della mostra Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein, realizzato assieme allo scrittore di fantascienza Ted Chiang.

Leggerezza e complessità attraggono da sempre il sodalizio artistico e umano della coppia, sbocciato a Firenze e trapiantatosi da tempo a Portorico. E proprio all’isola caraibica, investita da terrificanti uragani nel settembre 2017, è dedicata Blackout: una raccolta di opere poetiche e graffianti. C’è la denuncia di una sofferenza prodotta dalla sua storia di sfruttamento coloniale, di una marginalità accentuata dall’essere un territorio sotto controllo degli Stati Uniti ma senza farne parte a pieno titolo, di una soggezione alle servitù militari e di una povertà endemica che hanno moltiplicato, all’estremo limite, i danni causati dal disastro climatico.

Le sculture, le performance vocali, i video e le fotografie di Allora & Calzadilla disegnano ancora una volta una geografia delle periferie dimenticate dell’economia globalizzata: è un racconto crudo, appassionato, alternativo al circuito informativo dominante, sotto forma di creazione artistica. Le identità culturali, il potere senza verifica democratica di organi sovranazionali, la libertà calpestata degli ultimi della Terra: abbiamo bisogno, in questo quadrante di Occidente ancora piegato dalla crisi ed eticamente spaesato, di indirizzare le nostre antenne verso esperienze, drammi, solitudini diverse e lontane. Perché le risposte e le linee di uscita dovranno per forza di cose essere comuni, compenetrate.

Allora & Calzadilla, esprimendo il Portorico costretto a sopravvivere senza corrente elettrica, sembrano suggerirci che siamo senza luce, senza un disegno di futuro sostenibile, soprattutto alle nostre latitudini.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI