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Da Chicago soffia forte il vento dell’impact investing

In Cosa penso on luglio 20, 2017 at 3:20 pm

Con oltre 500 partecipanti provenienti da 40 Paesi diversi Chicago è diventata il crocevia per l’impact investing durante il summit annuale del Global Steering Group, organizzazione nata dall’esperienza della Social Impact Investment Taskforce del G7, per promuovere l’impact investing a livello globale.

Se l’esercizio della Taskforce aveva fornito un’istantanea dei paesi del G7 sullo stadio di maturazione del settore degli investimenti ad impatto, cercando di immaginare i potenziali trend di crescita, il GSG vuole divenire una forza motrice in grado di accompagnare lo sviluppo dell’impact investing nei prossimi anni.

Nel corso del meeting questo obiettivo è stato evocato in più occasioni: innescare una reazione a catena che porti gli investimenti ad impatto sociale a rivoluzionare i mercati finanziari al fine di generare effetti positivi su milioni di persone e sul pianeta. Ci troviamo, come ha efficacemente sostenuto Sir Ronald Cohen, animatore della Taskforce prima e del GSG oggi, di fronte ad un punto di svolta, ad un “tipping point “.

La costante crescita di nuovi bisogni, ci impone di trovare nuove soluzioni e costruire alleanze ampie che abbiano la forza di affrontare le grandi emergenze che scuotono la nostra epoca. Le risposte saranno tanto più efficaci quanto più sapremo aggregare attori diversi, dai soggetti dell’economia sociale, ai settori produttivi tradizionali, la Pubblica Amministrazione, gli investitori sociali, il mondo della filantropia organizzata e la società civile.

La sfida del tipping point, lanciata da Cohen a conclusione della tre giorni, riguarda tutti gli attori che compongono l’ecosistema dell’impact investing: a partire dal mondo della filantropia e degli investitori che debbono “spostare” almeno il 10% dei propri asset in investimenti ad impatto sociale, al settore pubblico, che dovrebbe allocare il 10% della spesa sociale attraverso fondi che remunerino gli impatti positivi e, infine, al mondo dell’imprenditoria, che deve aprire alla forza generativa dei millenials per innovare i modelli di business affinché siano economicamente e socialmente sostenibili.

Queste sono le precondizioni per avviare una profonda trasformazione dei mercati: far in modo che i flussi finanziari lascino le bolle speculative che tanti danni hanno prodotto a livello globale e tornino nell’economia reale, con l’obiettivo di generare impatto sociale.

Saranno i 16 Paesi membri del GSG che, partendo dalla dimensione nazionale, dovranno innescare questa reazione a catena e per l’Italia è Social Impact Agenda a rappresentare l’ecosistema dell’impact investing.

Non si tratta di una sfida banale, il mondo finanziario ha bisogno di track record solidi che ne dimostrino l’affidabilità, eppure nemmeno il settore del venture capital, ha ricordato Cohen, aveva un’infrastruttura dati alle sue spalle, ciononostante non si è scoraggiato ed è diventato nel tempo diventato un importante asset class.
Ma se fino a qualche anno fa eravamo in pochi a credere che fosse possibile questa trasformazione dei mercati, oggi siamo accanto a 43 Paesi diversi, a centinai di fondi ed istituzioni finanziare che lavorano per farsi trovare pronte quando avverrà il tipping point.

Non so se la previsione sul tipping point di Cohen sia frutto dell’ottimismo della volontà, ma i tempi in cui viviamo non lasciano spazio al pessimismo della ragione; al contrario, dobbiamo aver coraggio, essere disposti a sperimentare, non aver paura di fallire perché il vento di un nuovo paradigma economico soffia forte da Chicago.

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Un bignami per il Terzo Settore

In Cosa penso on luglio 6, 2017 at 9:55 am

Articolo pubblicato su VITA di luglio 2017

Al giorno d’oggi un principiante di ogni genere, da quello alle prese con il bricolage o con la cucina creativa, fino a quello che deve scrivere un business plan, può trovare di tutto: tomi infiniti di manuali cartacei, tutorial online, consigli in pillole… Ma non sempre il risultato finale sarà quello sperato. Colpa dell’inesperienza o, magari, dell’inaffidabilità della “guida” cui ci si è affidati, o ancora perché alcune indicazioni necessiterebbero, a loro volta, di ulteriori livelli di spiegazione.
Tutti invece ricordiamo gli utilissimi Bignami dei tempi scolastici; sebbene i maturandi di oggi, più avvezzi a Wikipedia, non sapranno probabilmente a cosa mi riferisca. Eppure quei pochi accenni esplicativi consentivano di arrivare preparati a compiti in classe e interrogazioni. I loro punti di forza erano la semplicità di consultazione, la sintesi, la chiarezza e il focus sui punti fondamentali della materia oggetto dello studio.
Abbiamo pensato che anche per chi fa impresa sociale fosse utile poter usufruire di un supporto di questo tipo nel portare avanti le attività quotidiane. E’ nata così l’idea di redigere una guida per il terzo settore che non si limitasse a qualche indicazione di massima, ma partisse dal considerare la difficoltà di rispondere al crescente fabbisogno sociale con le risorse effettivamente a disposizione per sostenerlo.
L’assottigliarsi del confine tra profit e non-profit, infatti, ha fatto sì che le organizzazioni del terzo settore debbano confrontarsi sempre di più con logiche e strumenti un tempo esclusivi del mondo profit e che invece costituiscono un’importante occasione di arricchimento e di crescita se applicate al perseguimento di una missione sociale.
Accompagnando da anni gli enti del terzo settore nel miglioramento della loro qualità progettuale – attraverso il corso gratuito Percorsi di Innovazione sociale, con Fondazione Johnson & Johnson – abbiamo deciso di mettere valorizzare questa esperienza preziosa, mettendo a sistema i molti spunti emersi nei cicli di formazione sia dall’elaborazione didattica sia dalle necessità pratiche sollevate dai diversi partecipanti, una vera è propria guida, insomma, che raccogliesse in modo sistematico ed organico gli spunti emersi, le criticità analizzate ed i modelli elaborati. I momenti didattici della nostra iniziativa, infatti, sono stati occasioni preziose non solo per formare, ma anche per far emergere e comprendere le esigenze delle associazioni e di tutti i soggetti coinvolti e per elaborare collegialmente proposte concrete di analisi e soluzione dei problemi.
Il risultato che ne è scaturito è un testo pratico ed agevole che viene ogni giorno apprezzato da un pubblico sempre più vasto e che va arricchendosi di nuovi spunti ed esperienze, tanto da essere già giunto alla sua III edizione. In 4 capitoli, caratterizzati da un approccio innovativo e pragmatico alla soluzione dei problemi, vengono offerti elementi teorici e soprattutto consigli pratici di applicazione, il tutto arricchito da sezioni tematiche che presentano casi di studio, esempi e strumenti.
La guida è stata infatti concepita come un vero e proprio strumento di lavoro operativo, semplice e di facile consultazione. Una sorta di “bignami” per il terzo settore, fondamentale per districarsi nell’organizzazione delle proprie attività, per rendere più spedita la crescita della propria realtà e giungere ai risultati prefissati senza complicazioni o spreco di energie.
“Innova. Guida per il Terzo Settore” è disponibile online sul sito www.humanfoundation.it

ABOUT YONA FRIEDMAN. PEOPLE’S ARCHITECTURE

In Senza categoria on giugno 21, 2017 at 2:28 pm

Prefazione al catalogo

Fin dal nome di ascendenza biblica, scelto a vent’anni durante la Resistenza al nazismo, Yona Friedman ha nel suo destino una vocazione alla profezia che ha inciso profondamente nella cultura del Novecento e si proietta ancora come una voce libera, inconfondibile, nel nostro futuro così incerto. La forza delle sue idee e delle sue opere attraversa due secoli, e stagioni storiche molto diverse, probabilmente grazie al fatto che sa anticipare bisogni e indicare frontiere alle forme della convivenza civile e della condizione urbana.

Friedman utopista, architetto, scrittore. Le espressioni del suo genio hanno creato nel tempo un corpo di pensiero, di critica sociale, di design costruttivo che sembrano acquisire una maggiore attualità quanto più se ne misurino oggi la preveggenza, l’originalità, la sostenibilità.

Il MAXXI è particolarmente onorato di aprirsi, come primo museo nazionale di architettura, alla mostra di Shanghai, Mobile Architecture. Yona Friedman, proprio perché quel rovesciamento di prospettiva da lui concepito nei lontani anni Cinquanta – per cui gli edifici si dovrebbero commisurare alle esigenze degli abitanti e non l’opposto – acquista ancora una straordinaria validità di fronte alle contraddizioni del mondo globale, allo svuotamento della democrazia, alle fragilità ambientali, che attualmente sperimentiamo.

Organizzata dalla Power Station of Art di Shanghai e ripensata in una veste nuova e arricchita per il nostro allestimento, la mostra curata da Gong Yan ed Elena Motisi rende omaggio a un gigante della cultura  testimoniando, ancora una volta, la volontà e la capacità del MAXXI di interagire in modo fertile con i musei più prestigiosi della scena internazionale. Yona Friedman, con le sue utopie realizzabili, qui certamente si sentirà a casa.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI