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Diaspora bonds, investire nei Paesi d’origine

In Senza categoria on dicembre 11, 2016 at 1:58 pm

Pubblicato su VITA di dicembre 2016

Viviamo in un mondo impensabile solo pochi anni fa. Oggi le diaspore – per guerre, catastrofi ambientali, regimi oppressivi o semplice assenza di futuro – rappresentano uno dei tratti distintivi della contemporaneità.
A fine 2015, l’International Migration Report delle Nazioni Unite descrivendo lo scenario globale dei flussi migratori ci restituiva questa fotografia: 244 milioni di migranti nel mondo (il 41% in più dal 2000), tre esseri umani su cento sono nati in un Paese diverso da quello in cui vivono.
Non ci sarà nessun muro, nessun Trump, nessun filo spinato che potrà cambiare questa situazione. Ed invece, da qui, si aprono nuove piste di lavoro, di relazione, di innovazione. E allora esploriamole.
Innanzitutto a partire dal fatto che le comunità delle diaspore continuano a mantenere profondi legami di appartenenza con i loro Paesi d’origine; attraverso la produzione cultura, la partecipazione politica e sociale, ma anche attraverso la partecipazione alla dimensione economica.
Ci sono esperienze davvero importanti. Esperienze di sostegno organizzato delle diaspore africane, come la Eritrean Relief Association, network di organizzazioni di rifugiati eritrei, oppure la piattaforma economica New Partnership for Africa’s Development e la World African Diaspora Union, esempi di istituzionalizzazione del ruolo economico e sociale della diaspora.
Attivismo transnazionale che consente di esprimere costantemente il proprio legame con il Paese d’origine, o attraverso un desiderio di trasformazione, di contestazione, di cambiamento politico, o come sentimento di nostalgia verso la propria cultura e le proprie radici.
Quello della diaspora è un movimento ricchissimo di saperi, di opportunità, di professionalità diverse; negli ultimi anni sono cresciuti strumenti nuovi per indirizzare questa ricchezza verso una strategia di sviluppo più complessa, equa, sostenibile. Tra questi i Diaspora Bonds.
Pensati per finanziare opere infrastrutturali in Paesi dove i governi hanno difficoltà ad accedere ai mercati internazionali di capitali, i sottoscrittori dei bond appartengono alla diaspora e accettano un tasso di ritorno più basso rispetto ad un investimento finanziario mainstream. Attraverso questi Diaspora Bonds gli immigrati investono nei loro Paesi di origine, favorendo la crescita economica e l’occupazione della loro terra lontana.
Un’altra iniziativa interessante di impact investing legata al tema delle migrazioni è nata in Italia grazie a Migraventure: progetto nato da un partenariato tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e Etimos Foundation.
L’obiettivo di Migraventure è di trovare, nell’ambito della diaspora, dei potenziali promotori di imprese locali, che abbiano un’idea di business e che siano disposti a portare le competenze acquisite in Italia nei loro Paesi d’origine.
Le migliori idee di impresa vengono selezionate per la loro sostenibilità economico-finanziaria ma anche seguendo criteri di sostenibilità ambientale e sociale; i promotori sono invitati a seguire un percorso professionalizzante per sviluppare l’idea secondo una logica imprenditoriale e, una volta accertata la fattibilità, Etimos ne finanzia l’implementazione.
La vera innovazione di questo processo sta nella compartecipazione al rischio di Etimos che non concede semplicemente del credito all’impresa ma investe in equity con l’aspettativa di vendere il capitale al costo nominale, una volta che il promotore dell’impresa sarà in grado di liquidarglielo. Etimos concretizza così il concetto di capitale paziente allineandolo con la vocazione imprenditoriale.
Un vero e proprio ribaltamento metodologico che si inserisce perfettamente nella rivoluzione globale dell’impact investment. Molto più efficace di qualsiasi muro e di qualsiasi conflitto.