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BRUNA ESPOSITO e così sia…/ Amen

In Senza categoria on novembre 23, 2017 at 1:40 pm

Prefazione al catalogo

«Il senso di quest’opera è nel farla e disfarla. Nel momento in cui, mi auguro, continuerà a essere fatta e disfatta, l’opera sarà viva». La pazienza di Bruna Esposito, la lungimiranza di Bruna Esposito, la fantasia di Bruna Esposito. Tra le voci più internazionali dell’arte contemporanea italiana, tra le più eclettiche nell’usare linguaggi, tecniche, codici espressivi, per noi del MAXXI è una presenza particolarmente cara. Nel 2000 il museo era un cantiere e lei – scelta per la prima edizione della selezione riservata ai giovani talenti che dal 2018 si chiamerà Premio MAXXI Bulgari – portò e realizzò il progetto e così sia… Allora seguii quel suo lavoro, creativo e certosino, come titolare del ministero. Ricordo l’emozione, la passione che si rimbalzavano costantemente dal Collegio Romano all’edificio di Zaha Hadid. Ricordo la gioia di Bruna nel contribuire alla nascita della nostra collezione permanente di opere.

Per farla e disfarla una quinta volta è tornata in queste sale l’estate scorsa: due mesi di “beatitudine” e di “tormento”, per riprendere sue parole, in interazione con il pubblico, immersa con i collaboratori nella posa di un simbolo carico di memoria e di speranza: la svastica sinistroversa formata sul pavimento da legumi e cereali, un intreccio di forme e colori, attorno a un fornello e a una ciotola di vetro con acqua e alloro.

Il racconto dell’intero processo artistico, la creazione e il disfacimento, sono stati raccolti e documentati nell’intervista all’interno della pubblicazione, un testo corale che riunisce le testimonianze dei suoi assistenti e di tutti coloro che hanno seguito la realizzazione di questo lavoro. Attraverso le parole di Bruna emerge  il senso propiziatorio e purificatore di e così sia… e il delicato rituale che si cela dietro la posa in opera.

In fondo l’artista ci suggerisce di non improvvisare, di fermarci sempre a riflettere sulle linee di tendenza del mondo globale perché, come afferma la stessa Esposito, l’arte è magia e  coesione. Sì, dovremmo dare più spesso retta agli artisti.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI

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Il welfare oltre il welfare

In Senza categoria on novembre 22, 2017 at 10:58 am

Articolo pubblicato su Vita 

Oggi più che mai, in un momento di risorse pubbliche in calo e tagli alla spesa, nessun modello di politica pubblica può essere più immaginato senza la collaborazione sistematica e organizzata con il mondo dell’impresa sociale innovativa e della “finanza che include”. L’analisi di Giovanna Melandri presidente di Human Foundation

Il dato da cui partire, è drammaticamente reale: in un regime di risorse pubbliche in calo e tagli alla spesa, nessun modello di welfare e di politica pubblica può essere più immaginato senza la collaborazione sistematica e organizzata con il mondo dell’impresa sociale innovativa e della “finanza che include”Puntare su investimenti a impatto sociale, sembra ormai essere non soltanto la via più razionalmente percorribile, ma inizia addirittura ad essere considerato sempre più il trend di riferimento per comunità come l’Europa, che hanno la necessità di rendere più efficiente l’apparato elefantiaco del welfare, a partire dalle singole Amministrazioni dei Paesi membri, che devono poter migliorare il benessere dei propri cittadini, in armonia con le esigenze di un erario sovente asfittico.

Il seminario dal titolo “Nuove politiche di Welfare e investimenti ad impatto sociale”, organizzato a Roma l’8 novembre scorso da Social Impact Agenda per l’Italia (l’associazione nazionale delle realtà italiane che si occupano di finanza inclusiva e impact investing) ha visto partecipe e protagonista, una folta delegazione di amministratori da tutta Italia, che si trovano in questi anni ad affrontare in prima linea una stagione di tagli alle risorse e finanziamenti pubblici in calo. Sindaci, assessori comunali e regionali sono arrivati, forti delle loro esperienze sul territorio, con le loro provenienze politiche, con le loro esigenze, perplessità e proposte.

Obiettivo di partenza dell’iniziativa è stato quello di insediare un tavolo nazionale di lavoro pubblico-privato che possa affrontare la sfida di un nuovo modello di welfare su scala comunale e regionale. Molti gli spunti di riflessione, dalla ridefinizione di macroaree d’intervento, all’analisi delle esperienze internazionali in ambito di bond sociali, al coinvolgimento delle fondazioni bancarie nei processi finanziari, all’esposizione dei singoli interventi localmente attuati (dall’housing sociale, all’assistenza sanitaria, al reimpiego della popolazione carceraria).

Soprattutto, da molte parti si è sentita la necessità di sottolineare quello che forse è il maggior contributo possibile, alla causa dell’Impact Investing: l’esigenza di fornire evidence alle policy, introducendo criteri di valutazione, tanto innovativi quanto sperimentali. Di rendere in qualche modo percepibile l’evidenza del vantaggio delle scelte compiute, soprattutto nei confronti dei principali stakeholder coinvolti, che restano pur sempre e per definizione, il “decisore istituzionale” e la cittadinanza, in grado quest’ultima di influenzare le politiche del primo, soprattutto in determinati contesti di raccolta del consenso.

Come affrontare, quindi, il tema cogente della metodologia di valutazione, esaltando l’importanza fondamentale dell’evidence based?

La ricerca di valutazione è inevitabilmente stressata dai vincoli temporali. Il ciclo politico degli ultimi anni, ruota più rapidamente del ciclo di ricerca, con il risultato che le valutazioni “in tempo reale” spesso hanno poca influenza sulla creazione di policy adeguate. Di conseguenza, la ricerca di una policy basata sulle evidenze rischia, quando va bene, di risolversi semplicemente in una revisione sistematica dei risultati delle indagini precedenti, nei rispettivi settori d’intervento.

E neppure l’adeguamento del quadro temporale ai fini di una efficace valutazione, è di per sé garanzia di successo. L’evidenza, nuova o vecchia, per quanto “ricalibrata”, rischia di essere semplicemente autoriferita, e distante dalle esigenze, invece progressive e mutevoli delle platee beneficiarie dell’intervento, soprattutto quando si considerano i termini di ricaduta sul tessuto sociale, come vincoli fondanti dei progetti stessi.

C’è ampio dibattito sulla migliore strategia di sintetizzazione realistica dei risultati della ricerca a beneficio del processo politico. Certa, è l’esigenza di una profonda opera di re-design dei percorsi progettuali, che devono contenere in seno i criteri di valutazione del raggiungimento del risultato, come parte integrante del processo stesso.

Un processo che sia innanzitutto di stimolo ad orientare la sensibilità dell’investitore privato verso una scelta alternativa come l’affidamento del proprio patrimonio ad un bond sociale, in cui il riconferimento della quota sia garantito dalla P.A. attraverso la costituzione di un apposito “outcome base fund”, ovvero di uno stabile accantonamento di risorse che innanzitutto salvaguardino il capitale in affido.

Ciò già avviene anche in paesi dall’amministrazione a forte caratterizzazione statale.

In Europa sono già in sperimentazione modelli Pay By Result: in Francia esistono “contrat” ad impatto sociale, mentre in Germania il tema è entrato nel dibattito pubblico.

Questi sono i tempi in cui, il moloch decisore del Welfare europeo, di concerto con le rispettive amministrazioni degli Stati, deve dimostrare che le risorse di cassa siano spese in maniera efficiente. Attuare politiche basate sui risultati significa legittimare la difesa del Welfare, anche come antidoto a masse critiche che vanno costituendosi per reazione attorno a messaggi di sapore qualunquista.

Per questo, la rispondenza del territorio, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, convenuti da ogni parte del Paese è così fondamentale, e foriera dei migliori auspici di cooperazione proattiva, al fine di realizzare un “flusso unico di pensiero”, da contrapporre al flusso di “pensiero unico” che rischia realmente di far soccombere la nostra società sotto le conseguenze di una visione deviata e superficiale di un tema così dirimente come quello del benessere sociale.

Home Beirut. Sounding the Neighbors

In Senza categoria on novembre 14, 2017 at 1:33 pm

Introduzione al catalogo

Beirut crogiolo di etnie, religioni, tradizioni. Beirut magnete di culture nel corso dei tempi. Beirut vetrina occidentale, paradiso finanziario, incubo per la guerra civile durata tre lustri. Un caleidoscopio di immagini, fascinose o terrificanti, che ognuno di noi conserva nell’animo e negli occhi, a seconda dell’epoca in cui l’ha osservata, attraversata, vissuta. Mai restandovi indifferente.

Non poteva essere più feconda, perciò, la scelta della capitale libanese come suggello e approdo del viaggio che il MAXXI ha compiuto in questi anni grazie alla felice intuizione del nostro direttore artistico Hou Hanru: la trilogia espositiva, aperta da Teheran e sviluppata con Istanbul, sulla creatività contemporanea e la scena mediterranea.

Home Beirut. Sounding the Neightbors colpisce per la molteplicità dei linguaggi, la forza visiva delle opere, l’immersione in un contesto civile che sta creando, in modalità travagliate ma fertili, simbologie in grado di dialogare con la crisi globale della condizione urbana. Il dramma libanese entrò a lungo nelle nostre case occidentali: muri sforacchiati, invasioni, massacri, attentati e vendette hanno costruito spirali di violenza, di odio, di lutti tra le più cruente del Medio Oriente, con il prezzo drammatico di migrazioni forzate che ancora non si sono placate, in quell’area, come si vede dalla tragedia siriana.

Ma il Libano è oggi la terra dove si svolgono incontri di preghiera e di musica tra fedeli musulmani, drusi e maroniti, dove convivono diciotto comunità religiose e dove un milione e mezzo di profughi trovano riparo dal fragore delle armi.

Non dimenticare. Ricostruire lo spazio e il respiro della città devastata. Rinascere come comunità, non solo spazzando rovine. La mostra curata da Hou Hanru e Giulia Ferracci, tassello su tassello, restituisce un puzzle animato dell’intreccio di retaggi, suggestioni, sfide che il presente di una città così straordinaria squaderna per chi si affaccia sulla stesso mare e su una Storia profondamente comune. Artisti e musicisti, architetti e ballerini, ricercatori e registi ci offrono molto di più della descrizione di un paesaggio urbano, segnato da potenzialità e contraddizioni. Ci chiamano a non impigrire nei nostri modelli e nei nostri recinti, ma ad osare oltre stereotipi e consuetudini.

Il MAXXI, come propria missione, vuol dare un contributo di idee e di dialogo. Per Beirut e oltre Beirut.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI