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Olivo Barbieri. Immagini 1978 – 2014

In Senza categoria on maggio 29, 2015 at 11:48 am

Introduzione

Dai portici delle docili città emiliane alle reticolari megalopoli del pianeta, dagli stadi affollati ai profili mutevoli di certi spazi naturali: il percorso compiuto da Olivo Barbieri nella sua quarantennale carriera è avventuroso e ricco.

La mostra Olivo Barbieri. Immagini 1978-2014 che il MAXXI dedica al maestro emiliano intende restituire la complessità di questo percorso che non esito a definire “esistenziale” per vastità, dedizione, radicamento.

La scelta curatoriale di concepire una grande retrospettiva articolata in sette sezioni tematiche, ha lo scopo di interpretare l’ampiezza di una ricerca che certo non si esaurisce in un singolo tema o soggetto. Una scelta che rispecchia la volontà di declinare la missione culturale del museo attraverso un approccio capace di fornire nuovi strumenti critici.

E infatti la mostra è arricchita da video, materiali documentari, pubblicazioni, opere già presenti nella collezione del MAXXI, tutti strumenti attraverso cui il pubblico può ulteriormente cogliere la qualità del lavoro di Barbieri.

L’attenzione per questo autore non costituisce un interesse occasionale del MAXXI, ma è frutto del proseguimento di un progetto di promozione e conoscenza della fotografia contemporanea già avviato con la mostra monografica dedicata a Luigi Ghirri, nel 2013, cui è seguito l’omaggio a un altro maestro della fotografia italiana, Gabriele Basilico. Due poeti dello sguardo a cui si aggiunge ora Olivo Barbieri, altra figura chiave di quella generazione che ha saputo rinnovare la narrazione della realtà di un’Italia in trasformazione, con una sensibilità sempre interrogativa; mai banale.

Lo sguardo sottilmente indagatore di Olivo Barbieri ha abbracciato dagli anni Settanta ad oggi luoghi, contesti e soprattutto percezioni, interrogando incessantemente il nostro modo di guardare il mondo contemporaneo.

Una istituzione come il MAXXI, che fa della adesione al presente “contemporaneo” la propria missione, non può esimersi dal garantire un impegno forte e un sostegno costante a un campo come quello della fotografia, che nutre la conoscenza del mondo con la sua presa diretta.

Siamo lieti di aver condiviso la nostra missione in questa occasione con ENI, che ha immediatamente compreso il valore di questo vasto progetto di “visione” del mondo, commissionando ad Olivo Barbieri la realizzazione di un lavoro dedicato alla Costa adriatica, che arricchirà la mostra ed entrerà a far parte delle Collezioni di Fotografia.

Con questa mostra il MAXXI vuole offrire al suo pubblico una visione capace di strappare non solo un moto di stupore, ma anche di comprensione. Di lusingare l’occhio ma allo stesso tempo di provocarne la capacità conoscitiva.

I fotografi, i grandi fotografi, come Olivo Barbieri, ci aiutano a compiere questa missione; con la qualità delle proprie immagini e del proprio pensiero che si posa poetico e profondo sull’oggi.

Giovanna Melandri

Presidente Fondazione MAXXI

Food. Dal Cucchiaio al Mondo

In Senza categoria on maggio 26, 2015 at 9:26 am

Introduzione

Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà quota 9,6 miliardi e oltre due terzi dei cittadini del mondo vivrà in aggregati urbani e metropoli. Intanto, ancora oggi, quasi un miliardo di persone vive sotto il limite della povertà. Questi numeri fanno scandalo e paura ma obbligano tutti ad immaginare soluzioni visionarie.

Ecco perché nell’anno dell’Expo universale a Milano, il MAXXI ha deciso di offrire il proprio contributo alla riflessione sul tema della nutrizione e della sostenibilità del nostro pianeta.

E in virtù dell’urgenza e dell’imprescindibilità di un argomento tanto pervasivo e complesso, con FOOD dal cucchiaio al mondo il Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha voluto cimentarsi in una ricerca volta a comprendere la relazione tra cibo e spazio. Seguendo il movimento degli alimenti – dalla produzione alla vendita, dal consumo allo smaltimento – è possibile infatti individuare tale rapporto in ogni possibile ambito, dalla sfera più fisica e corporea a quella più spirituale, da quella economica e sociale fino a quella ambientale.

Con FOOD dal cucchiaio al mondo prosegue la ricerca intrapresa dal MAXXI Architettura sulle principali questioni del nostro tempo e, dopo le mostre RE-CYCLE ed ENERGY, ci interroghiamo sui bisogni, sempre più urgenti, di sostenibilità sociale e ambientale dell’era contemporanea.

Partendo dall’architettura, l’indagine di FOOD si estende all’arte, alle discipline umanistiche e a quelle scientifiche, per aiutare il pubblico a raggiungere una maggiore consapevolezza del rapporto di mutua reciprocità tra ciò di cui ci nutriamo e l’universo che abitiamo.

Quanto proposto al MAXXI da maggio a novembre 2015 è difficilmente riconducibile alla tradizionale idea di mostra. FOOD non è un mero prodotto estetico che si esaurisce nella spettacolare rassegna di opere e oggetti, è piuttosto definibile come un palinsesto: all’attività espositiva – progetti e video, storie e dati statistici, infografica e installazioni interattive – si affiancano programmi performativi, didattici e informativi pensati per restituire un quadro accessibile e quanto più chiaro possibile dello scenario presente e delle sfide di domani.

FOOD dal cucchiaio al mondo è frutto dell’intelligenza collettiva del MAXXI e nasce da un’approfondita ricerca: questo progetto è divenuto un evento articolato e complesso che non avrebbe mai potuto vedere la luce senza la collaborazione, l’aiuto e il sostegno di tanti. La sua rilevanza ha infatti riscontrato l’immediato interesse e il grande entusiasmo di coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione, provando che l’imprescindibilità di questo tema ha la capacità di catalizzare l’attenzione e il consenso di molti.

Grazie alla preziosa collaborazione con FAO e World Food Program ci siamo potuti avvalere del contributo scientifico di esperti internazionali, arricchendo la ricerca con dati e informazioni di inestimabile valore che abbiamo proposto in eloquenti visualizzazioni all’interno delle gallerie espositive.

Quest’iniziativa ha inoltre visto il Museo dialogare con il mondo delle aziende – dalle multinazionali alle piccole realtà locali, dalla grande distribuzione alle start-up – raccogliendo interventi e testimonianze che ci hanno aiutato a formulare una proposta culturale capace di raccordare l’ambito della creatività e quello della produzione.

Come questo catalogo dimostra, l’indagine si è svolta a 360°, attraverso il confronto con chef pluristellati e studiosi, giornalisti e scienziati, imprenditori e progettisti internazionali, per offrire una visione dell’argomento quanto più possibile ampia e libera da idee preconfezionate.

Con FOOD dal cucchiaio al mondo il MAXXI si conferma luogo d’elezione per il confronto tra persone, idee e culture, con la massima ampiezza e profondità. Siamo infatti convinti che, solo componendo le competenze e le capacità di ogni singolo individuo, ricercatore, artista, architetto che sia, possiamo guardare con fiducia al presente e progettare un futuro dove fame e povertà siano sradicate.

Giovanna Melandri

Presidente Fondazione MAXXI

La Corazzata Potemkin e gli investimenti ad impatto sociale

In Senza categoria on maggio 19, 2015 at 10:21 am

A seguire la mia risposta sull’Huffington Post al testo di Enzo Manes sul fatto Quotidiano. 

Nell’interessante contributo di Vincenzo Manes, ospitato sulle pagine del Fatto, il consigliere pro bono del presidente del Consiglio ha citato una delle scene più riuscite della saga fantozziana. Senza dubbio, l’episodio della Corazzata Potemkin ha certamente contribuito a plasmare l’immaginario collettivo del Paese, a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80. Come dichiarerà Paolo Villaggio, interpellato sul senso della celebre scena, la sequenza voleva avere una finalità fortemente provocatoria, mettere in discussione la una visione dominante, egemonica si sarebbe detto allora, di una certa sinistra intellettuale incapace di mettersi in sintonia con il sentire profondo delle classi subalterne. Gli impiegati ribelli, in un atto più simile al carnevale che alla rivoluzione, costringono il mega-direttore a vedere alcuni tra i titoli più noti del cinema trash di quegli anni.

Ma siamo davvero certi che sia possibile fare un’equazione tra la Corazzata Potemkin e gli investimenti sociali? O meglio, gli investimenti sociali sono a tutti gli effetti, così come lo era il cinema di Ėjzenštejn negli anni ’70, una forza narrativa “egemonica”? Dal nostro osservatorio privilegiato della Taskforce sugli investimenti ad impatto, appare, invece, un settore tutt’altro che maturo e mainstream, che, invece sta cercando con fatica di definire modelli ed approcci che favoriscano l’attivazione di capitali privati per rispondere a vecchi e nuovi bisogni sociali.

Tornando all’articolo di Manes, vi sono alcuni passaggi che meritano certamente attenzione. In primo luogo, il consigliere del Primo ministro per il terzo settore ritiene sia necessario superare l’apparente tautologia impresa sociale-generazione di impatto. Ciascuna impresa genera impatto, prosegue Manes, portando, per suffragare la tesi, l’esempio di alcune note aziende internazionali.

Direi che si tratta di un’osservazione di senso comune: ogni azione umana come tale genera effetti sulla comunità e sull’ambiente. Proprio per questo, ciò che distingue un’impresa sociale da un’impresa tradizionale è, in primo luogo, la missione, ovvero l'”intenzionalità” nel generare cambiamenti positivi, e soprattutto la qualità dell’impatto generato. Ryanair trasporta passeggeri a basso costo, certamente i voli low-cost hanno consentito a milioni di persone di spostarsi, ciononostante il trasporto aereo è tra i settori più inquinanti a livello planetario, siamo davvero certi che l’impatto netto di Ryanair sia positivo? Probabilmente, l’attenzione del management di Ryanair è rivolta prevalentemente alla soddisfazione degli shareholders, a cui staccare dividendi a fine esercizio, piuttosto che ai bisogni delle comunità. In tal senso, attraverso queste lenti interpretative è possibile tracciare con nettezza la differenza che intercorre tra l’impresa tradizionale e quella sociale. Semmai, la questione è cercare di definire gli strumenti più adeguati per misurare l’impatto delle imprese sociali, attraverso un processo aperto e partecipativo che restituisca la complessità del settore.

Da qui, la seconda considerazione rispetto alla relazione tra strumenti finanziari, imprenditorialità sociale e, di conseguenza, la questione della distribuzione degli utili. Partiamo da ciò che sta accadendo all’intero del settore, dove da tempo sono in atto processi di innovazione estremamente interessanti. Pensiamo, ad esempio, alla gemmatura di ibridi organizzativi nati dalle esperienze di imprese e cooperative sociali. Così come a quelle start-up innovative che tengono insieme la dimensione tecnologica con quella dei bisogni della comunità. Oppure alle cooperative sociali che sono alle prese con il design di nuovi servizi, per affinare ed implementare un modello di sostenibilità economica non più interamente centrato sul rapporto con la PA. C’è un grande nuovo mondo in cui piattaforme digitali (magari quelle della sharing economy) si incontrano con innovatori sociali. Questi processi hanno bisogno di essere accompagnati, sostenuti, attraverso vari strumenti finanziari, dalle donazioni a fondo perduto sino agli investimenti ad impatto sociale.

E allora perché escludere quest’ultimi dal paesaggio dell’innovazione italiana. Questi ultimi, come Manes sa bene, non hanno una dimensione speculativa – altro che trendy. Trendy, ahimè, sui mercati finanziari sono ancora gli investimenti speculativi! Al contrario con la finanza ad impatto si canalizza capitale paziente per accompagnare l’impresa sociale in un percorso di crescita e rafforzamento del proprio intervento. Gli impact investors infatti, sono disponibili a veder ridimensionato il rendimento rispetto al raggiungimento dell’impatto sociale, operano con una prospettiva di rientro del capitale temporalmente più ampia, sono maggiormente propensi al rischio rispetto al capitale tradizionale e sostengono il management delle imprese sociali in cui investono attraverso azioni di capacity building.

Insomma incorporano la terza dimensione dell’impatto sociale (affianco a rischio e rendimento) nelle loro scelte. Nulla a che vedere, dunque, con il profilo di un gestore di hegde fund. Una distribuzione limitata (low profit) degli utili può facilitare l’incontro tra le nostre imprese sociali ed i fondi ad impatto, contribuendo all’obiettivo, enunciato da Manes, di portare risorse private ad un settore in crescita. Su questo aspetto, l’Advisory Board italiano della Social Impact Investment Taskforce ha prodotto una serie di raccomandazioni, mi auguro davvero che il Legislatore guardi con attenzione allo sforzo collettivo che c’è dietro il rapporto “La finanza che include”. Lavoriamo affinché la normativa che regolerà il Terzo Settore negli anni a venire possa essere inclusiva, senza eccedere nelle imposizioni che molto spesso hanno contribuito ad affossare i processi di riforma nel nostro Paese.

Ritorno al futuro. Torna a casa David. 

In Senza categoria on maggio 9, 2015 at 12:57 pm

Non  ho maI avuto dubbi. Le “sliding doors” del partito laburista sono girate definitivamente con la vittoria  di Ed Milliband su suo fratello David.  Sicuramente la saga familiare dei Milliband non ha impedito che attorno ad Ed crescesse  una nuova classe dirigente moderna  e dinamica che francamente non meritava l ‘identificazione con le Old Unions. E tuttavia i progressisti vincono in Uk solo quando sono fortemente  innovativi e “disruptive”. Nelle politiche per l’innovazione tecnologica, nella finanza, nella cultura, nel welfare. David Milliband oggi  lavora in una grande istituzione filantropica internazionale . Ci siamo incontrati piu’ volte negli ultimi anni per discutere di sviluppo, di  “Venture Philantropy” e dell’innovazione finanziaria necessaria dopo la grande crisi  del 2008. Non sono sicura che sia possibile per lui  ora tornare alla guida del partito laburista. Ma Forse solo David puo’ riaprire in termini nuovi la lunga storia della sinistra inglese.Forse è’ l unico che nel Regno Unito può’ rottamare i rottamatori..

La Milano dell’EXPO

In Senza categoria on maggio 4, 2015 at 12:17 am

Sono a Milano da qualche giorno in trasferta . E voglio rendere omaggio a questa straordinaria capitale della cultura e della creatività. Nei giorni dell’apertura di Expo Milano ha mostrato il suo volto piu’ bello. Mentre la risposta Civica ai teppisti incappucciati non si e’ fatta attendere  Milano dopo aver festeggiato i 40 anni di Giorgio Armani che per l’occasione ha inaugurato un nuovo bellissimo  spazio per  la sua collezione storica,  ha salutato  l’attesissima apertura del Museo della Fondazione Prada disegnato da Rem Khoolas . Un’altro importante tassello del sistema Italiano dell’arte Contemporanea. E dunque Mentre  la triennale ospita la monumentale e magnifica mostra Arts & Food  curata da Germano Celant, la rete delle istituzioni private impegnate nell’arte e nell’architettura si arricchisce di spazi importanti. E’ un gran bene . Per Milano e per l’Italia. Noi alla fondazione Maxxi ne  siamo contenti e sentiamo la responsabilita’ di costruire  con tutti alleanze e progetti futuri per arricchire la piattaforma nazionale della creativita’ contemporanea.