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Archive for marzo 2013|Monthly archive page

Fiona Tan

In Senza categoria on marzo 27, 2013 at 12:51 pm

Introduzione

 

Le creazioni artistiche di Fiona Tan sono caratterizzate da una ricchezza espressiva sorprendente, frutto dell’idea di viaggio, di spostamento e di mutazione. Questi temi sono inseriti in un concetto mentale dello spazio-tempo, elemento che diviene dimensione del pensiero e non mera convenzione funzionale all’esistenza quotidiana. Il suo sguardo artistico, profondamente influenzato dalla sua storia personale, rappresenta infatti una summa articolata di culture, modi di pensare e punti di vista. Fiona Tan è un’artista che utilizza perfettamente il linguaggio cinematografico e che comprende il valore delle inquadrature e la funzione centrale del montaggio, raggiungendo cosi una assoluta compostezza che aggiunge spessore linguistico alla realizzazione digitale. La mostra Fiona Tan. Inventory presenta un’anteprima mondiale del più recente lavoro dell’artista, l’istallazione video Inventory. L’esposizione offre un’originale riflessione sul concetto di museo e sul collezionismo e la sua storia, riuscendo a raccontare il legame che questi hanno con la tradizione culturale e artistica italiana. L’opera nasce dalle suggestioni della casa privata e del museo di Sir John Soane, architetto inglese del Settecento, appassionato collezionista educato al culto dell’architettura e dell’arte. Insieme ad Inventory, altre tre video-installazioni articolano la mostra: Correction ispirata al Panopticon (il carcere ideale progettato nel 1791 da Jeremy Bentham), in cui l’artista presenta una galleria di volti di prigionieri e guardie americani, Disorient, ispirata al viaggio di Marco Polo e all’ipotesi di un suo museo immaginario, e Cloud Island opera che ha per protagonista l’isola di Inujima, simbolo dell’industrializzazione del Giappone. Queste installazioni di Fiona Tan diventano ancor più avvincenti quanto più sono calate all’interno dell’impegnativo spazio architettonico progettato da Zaha Hadid. Le opere, infatti, instaurano un implicito dialogo con gli spazi avveniristici del MAXXI, creando continui rimandi ai temi cari all’artista, quali il concetto di museo, di memoria e di futuro, di stasi e di mutazione. Fiona Tan invita il fruitore a confrontarsi non solo con le sue creazioni artistiche, ma anche con il museo stesso e con la sua funzione.

 

 Giovanna Melandri

Presidente Fondazione MAXXI

 

 

 

 

 

ENERGY

In Senza categoria on marzo 22, 2013 at 12:45 pm

Introduzione

 

In tutta la sua programmazione di architettura il MAXXI ha manifestato interesse per i temi e gli argomenti che più avvicinano la cultura architettonica al suo spazio e al suo tempo. Le mostre SPAZIO e RE-CYCLE, le committenze ai fotografi e molti altri progetti testimoniano un paziente lavoro di ricerca indirizzato in quello spazio concettuale dove il lavoro creativo e il sapere tecnico incontrano la vita reale. La mostra ENERGY, Architetture e reti del petrolio e del post-petrolio s’inserisce pienamente in questo filone, confermando che l’attenzione del museo si rivolge non solo ai capolavori e ai maestri dell’architettura ma anche ai processi più delicati della trasformazione del territorio. Com’è nella giovane tradizione del museo la mostra, che nasce anche dalla collaborazione con alcune importanti aziende italiane, non si limita a esporre disegni e modelli di architettura ma compone un mosaico stimolante di opere e ricerche che spesso sconfinano nel mondo dell’arte, in quello della pianificazione, nell’ambito scientifico e in quello della comunicazione.

Il tema di partenza della mostra è tra quelli di scottante attualità: quali saranno gli spazi e i dispositivi che permetteranno in futuro l’accesso del singolo cittadino all’energia per il movimento e per tutte le altre esigenze? Dove ci riforniremo di “carburante”? Che natura avrà il “carburante”? Ci s’interroga soprattutto su quale sarà il contributo che potrà dare l’architettura nei nuovi scenari, dando ovviamente per scontato che il ventaglio delle forme e delle sorgenti di energia non rimarrà immutato. La mostra parte però da un punto fermo: la straordinaria qualità della produzione degli architetti italiani impegnati su questi temi nell’age d’or della crescita energetica, nei primi decenni del dopoguerra. E più in generale la virtuosa alleanza per la modernità che i quegli anni accomunava i tecnici, gli intellettuali e le figure più innovative e visionarie, come quella di Enrico Mattei.

Per la prima volta gli architetti erano coinvolti dalla cultura industriale nella corsa del Paese verso l’innovazione e rispondevano con entusiasmo e creatività. La mostra muove dalla ricognizione di archivi importanti (eni, Autogrill, lo IUAV, lo stesso MAXXI) per poi ricordare a tutti come la questione dell’energia sia vicina alla vita di tutti e necessiti di grande qualità di progettazione. I bellissimi progetti degli anni cinquanta rappresentano quindi un’ottima premessa per poi descrivere lo scenario presente, raccontato da tre bravissimi fotografi, e il futuro, affrontato da sette architetti provenienti da tutti i continenti. Dal loro lavoro ci aspettiamo non solo di capire come ci muoveremo domani, cosa metteremo nel serbatoio del nostro “veicolo” e come avverrà il rifornimento ma anche come la nuova produzione e distribuzione delle energie influenzerà il paesaggio, l’ambiente costruito, la percezione dello spazio urbano e le relazioni tra le persone.

ENERGY ha per il museo un doppio valore strategico. Da un lato utilizza ancora una volta le mostre e le committenze site-specific agli architetti per accrescere e qualificare le sue collezioni, ormai molto solide anche per quel che riguarda il XXI secolo. Dall’altro incrementa la sua collaborazione con istituzioni e aziende che agiscono in settori importanti come quello affrontato dalla mostra e che hanno quindi un ruolo cruciale nel futuro del Paese. Non le coinvolge come semplici sponsor, ma costruisce rapporti culturali virtuosi, che vedono scambio di saperi, condivisione di archivi, costruzione comune di percorsi di ricerca che avranno nell’esposizione della Galleria 1 solo la parte più evidente di relazioni culturali molto più ampie.

ENERGY testimonia infine l’impegno semplice e diretto del MAXXI nella “ricerca dei talenti” e nella costruzione di un dialogo fertile e attivo con le migliori energie architettoniche (e fotografiche) emergenti, ovunque si trovino nel pianeta, comunque si concretizzi il loro modo di lavorare. Con la piccola compagine selezionata dai curatori per la mostra il MAXXI ha virtualmente cercato nelle Americhe, in Asia, Africa, Australia ed Europa i suoi interlocutori e ha trovato tre bravissimi fotografi in Italia e architetti interessanti in Cile, Giappone, Corea del Sud, Australia, Sudafrica e in Italia. Mettendo a confronto la mission iniziale del museo e la sua vocazione all’innovazione e allo scambio tra le culture con la necessità che ha ora l’architettura di raccogliere tutte le sue energie migliori e produrre nuove idee, possiamo allora guardare con fiducia all’approccio e ai temi sollevati con questa mostra. Ancora una volta una nostra iniziativa potrà sollevare una discussione che superi con facilità il perimetro del museo e i confini delle discipline e delle scienze coinvolte.

 

Giovanna Melandri

Presidente Fondazione MAXXI