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CALCIO: MELANDRI, SENZA MINISTERO SPORT PASSO INDIETRO

In Senza categoria on luglio 16, 2010 at 12:40 pm

– ”Credo che in questi due anni ci sia stato nel nostro Paese un arretramento nelle politiche sportive, a partire dal fatto che questo Governo ha deciso di cancellare l’istituzione del Ministero dello sport, l’unica innovazione istituzionale che l’Italia aveva prodotto”: cosi’ l’on. Giovanna Melandri commenta, al telefono con l’ANSA, la presa di posizione della Lega di serie A nei confronti della Federcalcio, con la richiesta di un incontro al Governo per rivedere le leggi 91 e il decreto 242 del 1999. ”Eravamo l’unico paese in Europa a non averlo – ha aggiunto riferendosi al dicastero dello Sport – e siamo tornati ad essere l’unico paese a non avere una funzione di indirizzo nazionale per le politiche sportive. Il che – sottolinea la Melandri – nulla toglie all’autonomia dello sport, del Coni e delle federazioni. In questo paese e’ necessario come in in tutta Europa stabilire degli indirizzi, degli obiettivi e delle strategie, a partire dalle priorita’ cominciando a dire che bisogna investire sui vivai sulla scuola, cose che da tanti anni si dicono e che poi non si realizzano”. Per la Melandri ”l’assenza del ministero dello sport ha anche indebolito il ruolo dell’Italia in Europa nella definizione delle politiche europee che oggi sono tanto importanti. Credo – evidenzia – che fuori dalle facili polemiche e dalla demagogia un tema importante e’ quello del ‘salary cap’ che non e’ l’invettiva come Calderoli ha fatto verso i calciatori italiani ma e’ l’idea che l’Italia possa adottare regole come il basket in America che siano tali che ci sia un limite, non all’ingaggio del singolo calciatore ma alla quota di bilancio che ogni societa’ puo’ destinare agli ingaggi. Per avere un profilo di questo tipo c’e’ bisogno di una politica dello sport che e’ stata azzerata con l’azzeramento del Ministero dello Sport”. Parlando poi della limitazione del numero degli extracomunitari decisa dalla Figc che ha provocato la reazione della Lega di serie A, la Melandri ha aggiunto: ”In un momento di obiettiva fatica per il calcio nazionale ritengo che le istituzioni preposte al rilancio del nostro movimento dovrebbero partire semmai dagli investimenti sui vivai, sui giovani i piuttosto che dall’idea di mettere la limitazione del numero degli extracomunitari”. Secondo la Melandri, ”non si risolve il problema del calcio italiano limitando ad uno o due il numero degli extracomunitari, quanto piuttosto facendo un grande investimento sui giovani, sui vivai del nostro paese”.

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Con la Meloni, sparite le politiche giovanili.

In Senza categoria on luglio 8, 2010 at 8:47 am

A due anni di lavoro, il risultato del Ministro della Gioventù non può
più dirsi solo imbarazzante, ma preoccupante.
Non solo, infatti, sono state travolte, come da una cieca furia
iconoclasta, tutte le iniziative costruite durante l’esperienza del
governo Prodi (l’accordo con l’ABI, per l’accesso al credito dei
giovani, il “concorso” giovani idee cambiano l’Italia, che avrebbe
incentivato e sostenuto la creatività giovanile, la Consulta giovanile
per il pluralismo religioso e culturale, che sarebbe stato un valido
strumento nel processo di integrazione delle nuove generazioni, gli APQ con le regioni e tutte quelle misure che puntavano a sostenere la crescita e l’autonomia delle nuove generazioni, senzxa tradursi in forme di assistenzialismo) ma
al loro posto non è stato costruito niente. Le politiche giovanili sono
sparite dall’agenda del Governo e dal dibattito parlamentare e quando ci
si ricorda di loro è soltanto per provvedimenti, come quello sulle
“Comunità giovanili”, che non hanno nè capo, nè coda. L’unico risultato
che il Ministro Meloni ha raggiunto, con questo disegno di legge, è
stato quello di dimostrare quanto sia spaccata la maggioranza di Governo
e quanto ininfluente ed inascoltata sia la voce del Ministro nella sua stessa
maggioranza.