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LETIZIA BATTAGLIA. PER PURA PASSIONE

In Senza categoria on novembre 24, 2016 at 2:05 pm

Le foto di Letizia Battaglia hanno una qualità che solo gli artisti sanno trasmettere. Proprio Letizia un giorno mi disse che il fatto che oggi tutti fotografano non cambia proprio nulla: tutti sanno tenere una penna in mano, pochi sanno scrivere un grande romanzo.

Le fotografie di Letizia sono opere che ci portano dentro gli eventi, i sentimenti, i contesti più tragici e intanto ci raccontano una storia che ci riguarda direttamente anche se è lontana, che tira in ballo la nostra coscienza anche se ci crediamo immuni dai contagi di certi abissi. In una parola, le sue foto hanno la potenza dell’arte.

Letizia, la chiamo per nome perché ci siamo conosciute molti anni fa – insieme ad Alex Langer- è per la mia generazione, con il suo impegno per la legalità, per l’ambiente e per la libertà femminile, una carissima compagna di strada. Molti hanno fatto magari senza saperlo un tratto di strada assieme a lei, nella vita comune, nei movimenti, nelle istituzioni.

Il bello è che Letizia è stata una maestra senza mai essersi atteggiata tale, semmai una compagna di sogni, di rabbie, di delusioni, di progetti. Straziante e luminosa, con le sue immagini ci ha dato molti pugni nello stomaco e infuso molti stimoli nella mente; uno sopra tutti: quello di non spegnere la libertà del nostro sguardo, delle nostre emozioni, delle nostre speranze.

Il suo modo di invocare giustizia, di combattere la mafia, di consolare gli oppressi e gli offesi, di denudare il potere o di donarci la grazia delle bambine, è il frutto di una liberazione di sé come donna, come fotografa, come intellettuale che si è conquistata passo su passo, con il talento e la determinazione; è il frutto di un’inconfondibile dimensione umana per pura passione.

Un filo rosso lega, con le contraddizioni e gli strappi che ha sempre rivendicato, nel pubblico come nel privato, pagine diverse della sua personalità: la fotografia che l’ha fatta conoscere al mondo, la politica delle piccole grandi cose realizzate e delle inutili liturgie, il volontariato e il teatro tra gli ultimi, il suo prezioso, preziosissimo lavoro editoriale che abbiamo voluto ampiamente documentare nella mostra. Realizzare questa bellissima, originale mostra antologica, è per il MAXXI un’occasione unica. Non è un omaggio retorico, che lei avrebbe sbrigativamente rimandato al mittente. Non è una rassegna fredda, un catalogo di orrori e illusioni da sfogliare come se fossero storia remota.

Gli scatti di Letizia Battaglia sconvolgono, commuovono, indignano sempre, anche se oggi perfino una grande fotografa, forse, non saprebbe come raccontare una mafia sempre più invisibile agli occhi, quasi addomesticata. Rivedrete con sgomento, nell’esposizione curata da Margherita Guccione, Bartolomeo Pietromarchi e Paolo Falcone, le vittime e i carnefici, il sangue e il dolore, gli eroi e le sfingi che a un dato momento lei decise di non voler più ritrarre, annientata dal dolore di aver perso amici e figure di rifermento come Chinnici, Falcone, Borsellino. È un altro affresco italiano, crudo, graffiante. Il Museo nazionale delle arti del XXI secolo continua cosi a sviluppare -dopo le mostre dedicate a Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri e i fotografi di Extraordinary Visions, la nostra mostra dedicata all’Italia – le narrazioni di altri grandi maestri della fotografia. Letizia non poteva mancare.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI

Il valore dell’intangibile

In Senza categoria on novembre 17, 2016 at 12:23 pm

Blog Huffington Post 17/11/2016

Ogni anno, in Italia, a oltre 350 mila persone viene diagnosticata una patologia oncologica; in base agli ultimi dati Istat, i decessi attribuibili al tumore sono 177 mila. Numeri impressionanti, collegati a fattori complessi come gli stili di vita, l’alimentazione e, non ultimo, l’aumento dell’età media della popolazione. Nel corso degli anni, la medicina ha sviluppato maggiori capacità diagnostiche e migliorato i protocolli per la cura del tumore, tuttavia ci sono casi in cui la vita del malato e dei suoi cari viene profondamente scossa; il dolore, accompagnato alla degenerazione fisica possono peggiorare la qualità della vita del paziente e delle famiglie.

È in questo contesto che interviene la Fondazione ANT, nata nel 1978 a Bologna. Fondazione ANT opera a livello nazionale, assistendo annualmente 10.344 persone, garantendo cure domiciliari, attraverso il lavoro di circa 383 professionisti tra medici, infermieri, psicologi, operatori sociali e il prezioso contributo di 2.002 volontari che operano sul territorio nazionale. Le attività di assistenza domiciliare di ANT, basate sui principi dell’eubiosia (buona vita), contribuiscono al mantenimento dell’autonomia dei malati nell’ultimo periodo della loro vita e alla promozione di un fine vita sereno fornendo, allo stesso tempo, un prezioso supporto alle famiglie.

Tempo fa, Fondazione ANT ha proposto a Human Foundation di realizzare un’attività di valutazione dell’impatto sociale dei propri servizi, i cui risultati saranno presentati il 21 novembre a Bologna. Siamo davvero lusingati di aver avuto l’opportunità di affiancare ANT, apprezzandone la grande professionalità e dedizione.

Attraverso una metodologia di valutazione chiamata SROI (Ritorno sociale sull’investimento), abbiamo cercato di comprendere appieno la catena del valore sociale generato dell’intervento di ANT; attribuendogli un valore monetario in grado di renderne facilmente comprensibile l’impatto. Il team di Human Foundation ha, così, cercato di stimare ciò che è intangibile: quella parte del prezioso lavoro di Fondazione ANT, così come di tante altre organizzazioni del terzo settore, che normalmente non viene preso in considerazione dalla pubblica amministrazione.

Si contabilizzano generalmente prestazioni, visite, diagnosi, senza però comprendere se si stia effettivamente migliorando la qualità della vita, garantendo la dignità delle persone, soprattutto in un momento così complesso come il fine vita. I risultati del nostro lavoro di valutazione sono estremamente significativi, mettendo in luce l’impatto positivo delle attività di ANT sulla vita dei malati, delle famiglie e delle loro comunità.

Le cure presso strutture sanitarie tradizionali possono, talvolta, risultare lontane dai bisogni profondi dei pazienti, non riuscendo a garantire il rispetto della privacy, della dignità, dell’autonomia e della ricchezza relazionale del malato. La possibilità di vivere l’ultimo periodo della vita nella propria abitazione, grazie all’assistenza fornita da ANT, contribuisce a sostenere il paziente e la sua famiglia nell’affrontare il fine vita. Un passaggio che interpella e riguarda tutti e sembra essere davvero il grande tabù dell’epoca contemporanea.

Attraverso la metodologia SROI, abbiamo verificato come l’impatto positivo di questo straordinario lavoro di cura non riguarda soltanto il malato e la sua famiglia, ma coinvolge tutto il personale ed i volontari che lavorano alla Fondazione ANT. In sostanza, all’esito della valutazione, abbiamo accertato che ciascun euro investito nelle attività di Fondazione ANT produce circa 1,9 euro di valore sociale. Un risultato che evidenzia la bontà e solidità del modello proposto da ANT.

Siamo onorati di aver svolto questo esercizio di valutazione che tra l’altro dimostra il livello di maturità del terzo settore verso il tema dell’accountability, ovvero della necessità di rendere conto delle proprie attività ai beneficiari, ai donatori e alla comunità.

Solo attraverso una puntuale attività di valutazione saremo in grado di comprendere se e in che misura i servizi rispondono ai bisogni delle persone e delle comunità, rovesciando la logica finanziaria che privilegia il costo sulla capacità di generare un impatto sociale positivo nella vita dei cittadini.

Giovanna Melandri
Presidente Human Foundation e Fondazione MAXXI

ALVARO SIZA, SACRO

In Senza categoria on novembre 15, 2016 at 11:51 am

Pareti inclinate e spazi frammentati si fronteggiano con le forme della Galleria 2bis del MAXXI disegnate da Zaha Hadid: la mostra Álvaro Siza, Sacro a cura di Achille Bonito Oliva e Margherita Guccione inscena un dialogo tra due grandi protagonisti internazionali, un “faccia a faccia” in cui si confrontano due visioni diverse ma ugualmente stimolanti dell’architettura contemporanea. Un progetto che si configura come una sfida per il nostro museo, una straordinaria opportunità per rileggere le linee architettoniche del MAXXI regalando ai visitatori nuovi percorsi e punti di vista mai esplorati.

Realizzata nell’ambito di Nature, un ciclo di esposizioni in cui gli architetti sono invitati a trasformare e rileggere i nostri spazi, la mostra esplora il tema del sacro attraverso disegni, plastici di chiese, oggetti, paramenti religiosi, presentando anche progetti architettonici di altra natura, tra cui il Padiglione Portoghese dell’Expo’98 a Lisbona, la Facoltà di Architettura di Porto e la Stazione Municipio della Metropolitana di Napoli con cui, a partire da questa mostra, abbiamo avviato una proficua collaborazione.

Álvaro Siza, Sacro conferma l’interesse del MAXXI per la promozione dell’architettura contemporanea attraverso la definizione di una programmazione sempre più internazionale che, negli ultimi anni, ha valorizzato figure centrali, ancora poco conosciute in Italia, come West8, Alberto Campo Baeza e UNStudio.

L’esposizione è anche un’occasione per incrementare la collezione del nostro museo: parte del progetto di allestimento e il modello della Chiesa di Santa Maria del Rosario a Roma entreranno a far parte dell’importante patrimonio di architettura contemporanea conservato dal MAXXI.

 

Giovanna Melandri

Presidente Fondazione MAXXI

Lavori digitali, la sfida del Portogallo

In Senza categoria on novembre 11, 2016 at 2:33 pm

Pubblicato su VITA di novembre 2016

L’ ISTAT ha confermato che il tasso di disoccupazione ad agosto è stato dell’11,4%, invariato rispetto al mese precedente. A destare preoccupazione è soprattutto il numero di disoccupati compresi nella fascia tra i 25 e i 49 anni che non smette di aumentare.
Sebbene questi numeri illustrino uno scenario critico, il Ministero del Lavoro ha documentato la presenza in Italia di 76mila posti vacanti a causa di mancanza di candidati qualificati. Si tratta dei cosiddetti lavori digitali che rappresentano una domanda di lavoro insoddisfatta, in costante aumento. Il fenomeno è italiano ma non solo, si stima in circa un milione i lavori disponibili in ambito digitale a livello europeo da qui al 2020.
A favorire questo squilibrio concorrono diversi fattori: lavoratori non adeguatamente qualificati, percorsi di formazione inadatti e aziende che non investono a sufficienza nel digitale. Tre giovani portoghesi hanno provato a raccogliere questa sfida fondando Academia do Codigo, un’impresa sociale il cui obiettivo è colmare questo gap diffondendo il coding tra i giovani.
L’ idea di business nasce da questo paradosso: un alto livello di disoccupazione che non riesce a combinarsi con i posti digitali vacanti in Portogallo. Il progetto prevede un programma intensivo di programmazione di 14 settimane dedicato ai giovani che non riescono a trovare lavoro.
L’Academia ha ricevuto più di 2mila richieste di iscrizione dalla sua apertura, due anni fa, e ha avviato un programma dedicato anche ai più piccoli. Alla domanda su come i giovani possano pagare il corso la risposta è che lo pagheranno una volta concluso, appena trovato lavoro.
Dall’Academia non hanno dubbi sulla possibilità di ottenere un lavoro, fino ad ora la percentuale di assunzione degli studenti è stata del 100% e, secondo le stime, si assesterà sull’80% nei prossimi anni. La digitalizzazione, spesso additata come la principale causa della perdita di posti di lavoro, è diventata con Academia do Codigo un’opportunità per trovarne uno nuovo.
A cogliere le potenzialità del digitale è stato il Social Investment Lab, organizzazione non profit portoghese la cui missione è contribuire allo sviluppo del mercato degli investimenti ad impatto sociale e che lavora insieme al Governo portoghese all’impiego di 150 milioni di euro di fondi strutturali messi a sostegno dell’innovazione sociale.
Il Social Investment Lab ha tratto ispirazione da questa esperienza per strutturare il primo Social Impact Bond (SIB) portoghese. Il modello del SIB è quello classico: un soggetto privato, in questo caso la Gulbenkian Foundation, ha investito 120 mila euro affinché l’Academia do Codigo formi 65 studenti della primaria con l’obiettivo di aumentare il problem solving e la performance scolastica. Un ente esterno valuterà i risultati delle attività e se l’obiettivo sociale sarà raggiunto il Comune di Lisbona rimborserà alla Gulbenkian Foundation il capitale investito più un rendimento finanziario calibrato sui risultati sociali.
Una prima sperimentazione per il Portogallo che dovrebbe essere da stimolo anche per l’Italia e accelerare la costruzione del fondo per l’innovazione annunciato lo scorso maggio dal Governo durante la presentazione di Social Impact Agenda per l’Italia.