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L’innovazione sociale e il cuore invisibile dell’economia

In Cosa penso on febbraio 15, 2017 at 11:07 am

 

 

La lectio magistralis di Giovanna Melandri “L’innovazione sociale e il cuore invisibile dell’economia. Creazione di valore negli investimenti e nelle politiche pubbliche” tenuta il 13 febbraio 2017 all’Università Ca’ Foscari Venezia, alla presenza del Rettore Michele Bugliesi e del Direttore del Centro Interdipartimentale in Economia, Lingue e Imprenditorialità per gli Scambi internazionali, Giancarlo Corò.

GOEL. L’efficacia dell’etica

In Cosa penso on febbraio 15, 2017 at 10:50 am

Pubblicato su VITA di febbraio 2017

“Goel” è un’antica parola ebraica che indicava colui che nella famiglia aveva il compito di tutelarne i componenti, poi nell’Antico Testamento è divenuto l’appellativo del Re di Israele che doveva difendere il suo popolo, fino a tradursi nell’attributo rivolto a Dio stesso nell’accezione di “redentore”.

Non è un caso che questo termine sia stato scelto dal gruppo nato nel 2003 nella Locride a Joiosa Jonica e che oggi, dopo un lungo e tenace lavoro nella Piana di Gioia Tauro, uno dei territori più “difficili” d’Italia costituisce uno degli esempi più interessanti di social Buisness in Italia. Oggi Goel attraverso dieci cooperative sociali, due associazioni di volontariato, due cooperative non sociali e una fondazione, oltre a 28 piccole imprese offre arance, olio e altri prodotti della terra, vestiti meravigliosi, itinerari turistici imprevedibili, assistenza domiciliare e legale e molto altro ancora.

Come il Re d’Israele che doveva difendere il suo popolo, Goel dimostra che anche nella Locride un altro futuro è possibile, che un’alternativa alla malavita esiste e che si può costruire un nuovo modello di sviluppo e coesione sociale affrancato dall’illegalità.

Tutto ciò il presidente Di Goel Vincenzo Linarello è andato a raccontarlo recentemente in Germania, a Washington, all’assemblea di Ashoka (la grande rete globale di innovatori sociali) che ha conferito a lui e a Dario Riccobono di Addiopizzo in Sicilia, la fellowship. Goel è una “comunità di persone, famiglie, gruppi e imprese (…) pronta a sostenersi reciprocamente e a creare forme di mutualità e reciprocità allargata”; così recita il “manifesto politico” che da qualche mese offre una visione strategica e d’insieme a questa straordinaria costellazine di imprese e associazioni. Il mantra di Goel è il principio dell’”etica efficace”, per tutelare i più deboli rimuovendo le cause della loro condizione.

Non solo finalità giuste dunque, ma sopratutto attività concrete, cultura d’impresa applicata al sociale con ricadute positive su territorio e popolazione e con risultati tangibili sull’occupazione e sull’economia – il fatturato 2015 del Gruppo Goel si è attestato a 6,5 milioni di euro, potendo contare su 200 dipendenti stabili (il 70% dei quali sono donne che ricoprono la maggior parte dei posti dirigenziali).

GOEL “non intende “vincere”, ma piuttosto “con-vincere” in ognuna delle sue attività cerca di produrre consenso e persuasione; Goel è una impresa sociale che vuole “vincere-con”, e che ha
sviluppato il proprio percorso di etica del cambiamento producendo il minor numero possibile di “sconfitti”. Per Goel infatti i cambiamenti veri e duraturi sono quelli che non producono vincitori e vinti. Facile a dirsi, molto meno a farsi.

La missione di Goel è una vera sfida alle attività malavitose che vessano la Calabria: questo ne ha fatto più volte bersaglio della ‘ndrangheta: l’ultimo attacco ha colpito alcuni soci di Goel Bio, cooperativa sociale agricola del gruppo, con il danneggiamento delle loro produzioni bruciando, tra l’altro, ulivi ventennali. Ad ogni azione violenta e intimidatoria Goel risponde con una Festa. E così le Feste della ripartenza paradossalmente creano legami, allegria, comunità e invece di indebolire il modello GOEL lo rinvigoriscono.

Insomma il social buisness dimostra di essere un ottimo antidoto alla malavita, che sebbene abbia un giro d’affari ricchissimo, tuttavia redistribuisce ben poco di questa sporca ricchezza. Mentre Goel testardamente propone un modello differente, capace di produrre utili e di ridistribuirli, divenendo leva di uno sviluppo forte del proprio patrimonio naturale, culturale e storico.

 

Giovanna Melandri
Presidente Human Foundation

Please come back. Il mondo come prigione?

In Senza categoria on febbraio 9, 2017 at 1:49 pm

Una critica sociale. Una provocazione intellettuale. Una professione di fede nei valori fondamentali della convivenza civile duramente messi alla prova, elusi o calpestati, ad ogni latitudine. Uno sforzo per decifrare questa nostra epoca e progettare un futuro diverso rispetto all’onnipotenza delle tecnologie e del profitto in cui tutti, consapevoli o inconsapevoli, stiamo scivolando. Please come back. Il mondo come prigione? è forse la mostra più “politica” che il MAXXI abbia finora ospitato: un mosaico delle arti contemporanee, ricostruito da Hou Hanru e Luigia Lonardelli, per indagare con passione, direi perfino con brutale franchezza d’analisi, i confini soffocanti che nel mondo occidentale, e non solo, tengono a bada la libertà interiore e le libertà espressive delle persone, compresi gli stessi artisti, ormai chiamati a confrontarsi con forme sempre più sfuggenti e pervasive del potere.

Il controllo dei tempi di lavoro, la permeabilità crescente della vita quotidiana alle strategie di una comunicazione ammiccante quanto invasiva, la moltiplicazione delle forme di vigilanza a fini di sicurezza nei luoghi cruciali di una comunità, la condivisione platealmente forzata di consumi, modi di dire, comportamenti pubblici e privati: la società fantascientifica che solo pochi anni fa ci avvolgeva nei film più visionari o ci veniva suggerita negli studi più lungimiranti, ci sta dentro, accanto, addosso. Come una sfida, un incubo e un’opportunità.

La mostra che apre il programma 2017 del MAXXI indica, con coraggio e con preveggenza, una linea di denuncia netta, un allarme che si riflette nelle opere selezionate con un ampio sguardo internazionale alle dinamiche dell’organizzazione del lavoro e delle istituzioni inclusive. Ma non offre risposte chiuse alle domande laceranti che corrono sottotraccia nella società digitale. Please come back è un richiamo di stringente attualità che l’arte rivolge alla complessità e alla mutevolezza dei nostri sistemi democratici. L’arte, lo sappiamo, vede più lontano e in profondità. Nell’epoca della post-verità, cruccio e alibi del processo di formazione dell’opinione pubblica globale e della sua manipolazione, l’interrogativo che deve scuotere le coscienze è: siamo davvero più liberi o siamo meno liberi? e siamo liberi di scegliere cosa? quale orizzonte, quale futuro?

Quando in luoghi chiave per il governo del mondo il potere passa nelle mani di autocrati, di magnati, di despoti, chiediamo anche agli artisti, innanzi tutto agli artisti, di aiutarci a capire, a guardare al di là delle emergenze. L’arte è un termometro particolarmente sensibile della parabola delle libertà comuni. Please come back porta al MAXXI questa visione e proietta il MAXXI in questa ricerca senza frontiere.

Giovanna Melandri
Presidente Fondazione MAXXI