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Human Foundation: Approvato il bilancio, on line il nuovo sito Melandri: HF modello di trasparenza e efficienza

In Senza categoria on aprile 15, 2015 at 2:34 pm

www.humanfoundation.it

scarica qui le slide della presentazione delle attività della Fondazione all’assemblea degli stakeholders

Roma, 13 aprile – Si è riunito oggi il consiglio direttivo di Human Foundation. Dopo la relazione della presidente Melandri i consiglieri hanno approvato all’unanimità il bilancio dell’anno 2014.
Human Foundation ha chiuso l’anno con buona performance economica. Le entrate sono state, complessivamente, di 321.858 euro, dei quali 254.466 generati dalle attività di fundraising, 33.577 dai servizi offerti e 3.785 dalle attività di formazione.

«Si discute giustamente molto della necessità per le fondazioni di adottare dei criteri di trasparenza- ha detto la presidente Giovanna Melandri – Human è già li, è nata con l’intenzione di essere una casa di vetro. E lo siamo. Fin da subito Human ha reso noto entrate, uscite e finanziatori, non per obbligo di legge ma per questione di metodo e accountability»

La Fondazione, nel suo primo anno di piena attività, ha realizzato gli obiettivi che si era proposta.

A partire dal coordinamento dell’Advisory Board italiano della Social Impact Investment Taskforce del G8 e dalla presentazione del rapporto internazionale e di quello italiano sugli investimenti a impatto. Quest’ultimo contiene 40 raccomandazioni ai policy makers per rafforzare l’ecosistema dell’impresa sociale italiana.
Soddisfazione è stata espressa dal Consiglio Direttivo di Human Foundation in merito al testo della legge delega sul terzo settore che ha recepito la nozione di impresa sociale contenuta nei rapporti.

Il 2014 è stato anche il primo anno di Mhuse (il primo Master italiano in Social Entrepreneurship) ideato e organizzato da HF insieme ad ALTIS, Università Cattolica, LUISS, il Politecnico di Milano, Digital Academia e con il sostegno della Fondazione Vodafone.

Sempre nell’ambito della formazione, Human ha condotto nel 2014 un ciclo di seminari sulla finanza sociale e ha realizzato con Fondazione Johnson&Johnson la Winter School “Percorsi di Innovazione: nuove competenze per accrescere l’impatto sociale”.

Inoltre Human ha contribuito a creare Social Value Italia, una rete informale di organizzazioni (Fondazioni d’impresa, Università, Aziende, Società di consulenza, Cooperative, Organizzazioni non profit, Istituti bancari) che promuovono cultura e pratiche di valutazione dell’impatto sociale che raccoglie l’esperienza di SROI Network International e SIAA – Social Impact Analysts Association, due dei più importanti network attivi sui temi della misurazione.

I tecnici di Human Foundation hanno anche tradotto in italiano la Guida SROI per le valutazioni sull’impatto sociale. La Guida, come tutti i materiali dei progetti formativi, è scaricabile gratuitamente sul nuovo sito.

«Sono estremamente soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Fondazione – ha continuato la presidente Melandri – Segno che Human ha intercettato un bisogno reale del nostro Paese. Lavoriamo ogni giorno con innovatori e creativi per immaginare forme nuove di sostegno finanziario, assistenza tecnica, capacity building, valutazione del valore sociale prodotto dalle imprese sociali e scaling up di esperienze pilota. Intendiamo, facendo rete con altre realtà simili italiane e internazionali, rafforzare una cultura imprenditoriale attenta all’impatto sociale, alla sua misurazione e alla sostenibilità economica».

Da oggi on line il nuovo sito – Il nuovo portale, disegnato e realizzato da Citrino Design con le illustrazioni di Amalia Caratozzolo, è stato concepito per rendere più immediato l’utilizzo da parte del fruitore. il layout è intuitivo sia per l’utente occasionale che che si avvicina per gli esperti del settore e gli enti che sono interessati ai servizi proposti. Anche l’immagine coordinata è stata completamente cambiata per essere più aderente alla mission della Fondazione.

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Melandri: «Vantaggi fiscali e distribuzione degli utili possono stare insieme»

In Senza categoria on aprile 15, 2015 at 2:31 pm

Intervista di Stefano Arduini su Vita.it del 13 marzo 2015

La portavoce della Task Force italiana sul Social Impact Investment del G8 interviene nel dibattito dopo il parere dell’Agcom: «La chiave di volta è la misurazione dell’impatto sociale»

Per Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation e portavoce della Task Force italiana sul Social Impact Investment del G8 (che probabilmente dopo la scadenza di giugno sarà allargata al G20) il parere dell’Agcom (vd nelle correlate) sull’incompatibilità fra la distribuzione degli utili e la non lucratività di un soggetto giuridico non sbarra la strada alla riformulazione dell’impresa sociale. La discussione sull’articolo 4 della riforma del Terzo settore nei prossimi giorni entrerà nel vivo in Commissione Affari sociali dove è incardinato il provvedimento.

Ha letto il parere dell’Agcom?
Certo e credo che ci siamo dei margini di manovra. Chiariamo prima il presupposto da cui partire. Noi come Task Force, ma anche la proposta del Governo mi pare vada in questa direzione, siamo convinti della necessità di creare un nuovo mercato in cui diversi soggetti anche di natura diversa concorrano, pur mantenendo ognuno la sua natura, orientato all’impatto sociale. Penso ai soggetti profit, a quelli non profit ma anche a tutto quel mondo che sta in mezzo: pensiamo solo ai cosiddetti ibridi o ai soggetti che operano nella sharing economy

D’accordo, ma torniamo all’Agcom…
La quadra si può trovare legando in modo modulare i vantaggi fiscali a due cardini. Il primo è quello della distribuzione degli utili: più utili distribuisci, meno vantaggi hai. Il secondo però è quello dell’impatto sociale: a prescindere dalla tua natura più impatto generi, più benefici fiscali meriti. E guardate che non sto dicendo una cosa nuova.

A cosa si riferisce?
Per esempio alla normativa che il Mise ha introdotto per le start-up innovative a vocazione sociale. Dove si sono introdotte premialità fiscali proprio per chi investe in quel settore. E non mi pare che l’antitrust Europeo abbiamo alzato la voce. Anche perché la normativa sugli Eusef è assolutamente coerente all’impostazione che sto proponendo.

Quindi è ottimista rispetto alla riforma?
Siamo di fronte a una grandissima occasione. Non credo che possiamo permetterci di perderla.

Un movimento globale per gli investimenti ad impatto

In Senza categoria on aprile 15, 2015 at 2:29 pm

Huffington Post del 14 settembre 2014 – Lunedì 15 settembre verrà presentato nei paesi del G8 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, con l’aggiunta di Unione Europea e Australia e con l’esclusione della Russia) il Rapporto della Social Impact investment task force coordinata da Sir Ronald Cohen (il regista con Tony Blair della finanza sociale) e istituita nel giugno scorso dalla presidenza Britannica del G8.

Il rapporto internazionale dal titolo eloquente “gli investimenti ad impatto: il cuore invisibile dei mercati” (scaricabili sui siti: www.socialimpactinvestment.org ehttp://humanfoundation.it/ita/) sarà consegnato ai capi di governo assieme a singoli rapporti nazionali che descriveranno le azioni necessarie per realizzare ecosistemi funzionali alla finanza d’impatto in ogni paese

Il rapporto italiano “La finanza che include. Gli investimenti ad impatto sociale per una nuova economia” é stato elaborato da una vera e propria “intelligenza collettiva”: l’ Advisory Board Italiano alla Task Force a cui hanno contribuito più di 100 esperti (in rappresentanza di cooperative sociali, fondazioni bancarie, operatori finanziari, istituzioni pubbliche e di vigilanza, organizzazioni non profit e imprese sociali, investitori istituzionali e fondi pensione, università e centri di ricerca) che ho avuto l’onore di presiedere e che desidero ringraziare di cuore.

Dunque la giornata di domani corona un percorso impegnativo e bellissimo iniziato nel luglio 2013, quando fu affidato ad una task force indipendente il compito di esplorare il ruolo e le potenzialità degli investimenti “Impact” in questa difficile fase dell’economia mondiale.

In questo percorso di dialogo e riflessione, che ha visto la partecipazione di prominenti attori internazionali impegnati nella finanza sociale e nella Venture Philantropy (Big Society Capital e Omidyar Network, le fondazioni Rockefeller e Gates, Bertelsmann Foundation e la Nippon Foundation, Credit Coopératif a Triodos Bank – solo per citarne alcune – e per l’Italia Human Foundation) si è cercato di capire come promuovere dopo la grande crisi del 2008 una nuova stagione di finanza inclusiva e di investimenti ad impatto in grado di “incorporare” strutturalmente, accanto alle valutazioni rischio/rendimento, una nuova “terza dimensione”, quella dell’impatto sociale e ambientale positivo e misurabile dell’attività imprenditoriale.

Certo, l’Agenda Impact offre un nuovo paradigma economico che richiede per la sua realizzazione scelte politiche, istituzionali, finanziarie assai coraggiose.

D’altronde, per far si che l’economia torni a crescere, senza lasciare nessuno indietro, occorre urgentemente associare alla rivoluzione tecnologica in atto una massiccia dose di innovazione sociale. Se il panorama desolante nel quale ci muoviamo è la conseguenza di “una mano invisibile” spesso scollegata,nel capitalismo finanziario,dall’economia reale e dalle sue implicazioni sociali, allora abbiamo bisogno, al contrario, parafrasando il titolo del rapporto, di “Un cuore invisibile” che la guidi e indirizzi verso un’altra direzione.

La grande forza dell’Impact Investment sta nella sua capacità di sostenere contemporaneamente processi di sviluppo,di innovazione e di inclusione sociale. E al centro di questa rivoluzione c’è l’imprenditoria sociale. Quegli imprenditori “lucidamente irragionevoli” che lavorano con passione per generare impatto sociale positivo, spesso connessi alle piattaforme digitali della sharing economy e della gestione dei beni comuni. Imprenditori che incontrano la nuova generazione di millenials che esprime il desiderio, rilevato da tante ricerche, di associare alla produzione di reddito, valore sociale. Un indicatore interessante di questo “movimento” sono i 1200 Asset managers che hanno sottoscritto i principi delle Nazioni Unite per gli investimenti responsabili.

L’ ambizione dell’Agenda Impact è certo ancora più alta: spostare nei prossimi anni 1 trilione di dollari dai mercati tradizionali agli investimenti ad impatto sociale. Investendo e sostenendo imprese, fondi e organizzazioni che operano con l’obiettivo di generare contemporaneamente un impatto sociale misurabile (da nuove metriche e strumenti di misurazione) e un rendimento economico non speculativo.

I motivi per sostenere questo vero e proprio movimento globale sono sotto gli occhi di tutti. A partire dagli effetti della crisi finanziaria che sembra non aver fine, passando dalla deflazione che attanaglia i Paesi traino dell’economia mondiale, già provati dalla durezza delle politiche dell’austerità e da una disoccupazione che non accenna a diminuire e infine dall’esigenza di riaprire una grande stagione di investimenti sia pubblici che privati.

Dunque da domani la social Impact investment Taskforce sfida governi, decisori pubblici e grandi attori economici a compiere un importante salto qualitativo. domani non si conclude un percorso, bensì si apre la stagione di un movimento globale attorno all’Agenda Impact, per affermare l’importanza dell’impresa sociale, degli investimenti ad impatto come nuova forza per lo sviluppo.

Questo movimento non esclude nessuno e anzi vuole attivare le istituzioni internazionali, i governi, i grandi investitori istituzionali, le fondazioni filantropiche, gli imprenditori sociali ed i cittadini. Anche in Italia vogliamo includere in questo sforzo tutte le forze possibili comprese quelle del mercato e delle imprese.

Per l’Italia le implicazioni sono strategiche e serie. Intanto perché anche noi dobbiamo urgentemente creare il nostro ecosistema “Impact friendly” partendo dai nostri punti di forza (la grande rete della cooperazione sociale, il ruolo delle fondazioni bancarie, il credito mutualistico e il social lending) ma anche colmando rapidamente quelle lacune istituzionali e legislative che non hanno consentito finora di far decollare strumenti innovativi come i Social Impact bonds, i fondi di Equity sociale e aggiornando l’ormai superatissimo statuto giuridico dell’impresa sociale.

Il prossimo incontro della Taskforce si terrà proprio a Roma il 28 e 29 di ottobre, e sarà l’occasione per definire la rotta che questo movimento a vocazione globale vorrà intraprendere.

Domani, grazie alla ospitalità del presidente della Camera, presenteremo al governo Renzi le 40 mosse necessarie a liberare le energie dell’impresa sociale e della finanza Impact in Italia.

È una piattaforma riformista che ha bisogno di tempo, risorse e soprattutto di una visione del futuro. Non c’è tempo da perdere.

Misurare l’impatto sociale delle imprese per far ripartire il Paese

In Senza categoria on aprile 15, 2015 at 2:27 pm

Sono state settimane molto intense ed importanti per chi si occupa di investimenti a impatto. Il 28 e 29 ottobre, Roma ha ospitato la quinta riunione della Social impact investment taskforce, nata in ambito G8 durante la presidenza britannica di David Cameron. La prima occasione di incontro dopo la presentazione, in contemporanea nei paesi membri, del rapporto internazionale Impact investment: the invisible heart of markets – Harnessing the power of entrepreneurship, innovation e capital for public good. Un evento importante per l’Italia (tenutosi grazie all’ospitalità del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e del vice ministro Lapo Pistelli) che ha visto una cospicua partecipazione di esperti e policy maker, nonché di numerosi esponenti del governo: da Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ai ministri Giuliano Poletti e Stefania Giannini ma anche di Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti, e Armando Varricchio, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e sherpa G7/G20.

La ricaduta di questa due giorni è stata duplice: da un parte rilanciare a livello globale la sfida del “primo trilione” di risorse destinate agli investimenti ad impatto, dall’altra parte mettere le basi per il rafforzamento dell’ecosistema italiano della finanza sociale. Questo processo ha bisogno, in primo luogo, di impostare una serie di infrastrutture intangibili, a partire dalla definizione di metriche e modelli per la misurazione dell’impatto sociale. Elementi necessari, come ha ben spiegato il chair della Social impact investment task force del G8, Sir Ronald Cohen (contributor nella versione Uk dell’Huffington Post), per una crescita armonica di questo settore.

Huffington Post del 18 novembre 2014 – Anche oggi, Roma ha ospitato un appuntamento importante: la conferenza “Liberare il potenziale dell’economia sociale per la crescita in Europa“, organizzata dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione e con il contributo economico della Commissione europea ed il supporto di Isfol.

Devo ammettere di aver trovato particolarmente incisive le parole del ministro Polettisulla misurazione dell’impatto sociale. Mentre, mi è parsa debole la parte del documento conclusivo della conferenza dedicate al tema della misurazione. L’evento dell’Auditorium Massimo è stato indubbiamente interessante, seguito però da una dichiarazione conclusiva poco coraggiosa su metriche e misurazione. Un passo indietro rispetto a un’urgenza che invece mi è parsa chiara e presente nelle parole di Poletti che ne ha, al contrario, riconosciuto la strategicità per creare il mercato idoneo all’impact investment nel nostro paese.

Non è un tema aggirabile. Per liberare il potenziale dell’economia sociale, la sua capacità di offrire una concreta risposta alla crisi, è necessario al più presto un cambio di paradigma. In tal senso, sono sempre più convinta – in linea con l’Agenda impact per l’Italia – che occorra istituire un fondo per sostenere la sperimentazione proprio negli ambiti potenzialmente più complessi, come quello della misurazione dell’impatto. Attraverso un approccio di totale trasparenza, il fondo potrà avere il mandato di condurre l’attività di impact investing con il fine di sperimentare per capire “cosa funziona” e cosa no. Per affinare la misurazione, è necessario ampliare il corpus di strumenti, metodologie e indicatori, e tale obiettivo si raggiunge solo misurando. Mi pare importante che tale impostazione sia stata condivisa anche daAmaryllis Verhoeven della Commissione europea, nel suo intervento.

Mi auguro davvero che le parole molto nette del ministro Poletti sulla misurazione si possano concretizzare nel processo di riforma della normativa sull’impresa sociale, in discussione alla Camera in questi giorni. Se vogliamo davvero liberare il potenziale delle imprese sociali, dobbiamo aver cura di tracciare un perimetro inclusivo ed aperto, che sappia resistere alle prove severe del tempo e non ceda, come spesso accade, dopo pochi anni. L’impresa sociale può davvero affermarsi come il centro di nuovo modello di sviluppo, che superi la vecchia dicotomia stato-mercato del secolo scorso, un modello che per crescere ed affermarsi deve essere in grado di “rendere conto” alla comunità del valore sociale ed economico prodotto.

Innovare per ripartire: la sfida di Ashoka arriva in Italia

In Senza categoria on aprile 15, 2015 at 2:23 pm

Huffington Post del 1 marzo 2015  – I problemi del nostro tempo li conosciamo. Inutile perfino continuare a elencarli. Ma ci sono delle soluzioni che dobbiamo iniziare a raccontare. Raccontare, come avvenuto venerdì 27 febbraio al lancio di Ashoka Italia, la speranza che si trasforma in pratiche di innovazione sociale grazie alla dedizione e al talento di tanti imprenditori sociali in Italia e nel mondo.

Donne e uomini che vengono da esperienze diverse ma che condividono l’idea che esista una forte necessità di generare e distribuire valore nelle comunità in cui operano. Come Luciana Delle Donne che restituisce dignità e futuro a donne detenute con Madeincarcere, Flaviano Bianchini che attraverso Source contrasta gli effetti devastanti delle attività estrattive, Ana Bella Estevez che grazie alla sua fondazione ha fatto uscire migliaia di donne dal cono d’ombra della violenza di genere. O come Christian Vanizette, francese, fondatore di MakeSense (network globale open source di imprenditoria sociale) che ha presentato “La France s’engage”, un progetto del Presidente della Repubblica francese, François Hollande, che mira a promuovere iniziative con forte impatto sociale. O come tanti imprenditori sociali italiani che, a prescindere dalla forma giuridica delle loro organizzazioni (cooperative sociali, imprese, ibridi) sono già il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Imprenditori che generano buona occupazione, ricchezza economica e civile, valore sociale.

È con loro che Human Foundation lavora ogni giorno per immaginare forme nuove di sostegno finanziario, assistenza tecnica, capacity building, valutazione del valore sociale prodotto e scaling up di esperienze pilota. Ed è in questo contesto che arriva in Italia un importante player mondiale dell’innovazione sociale come Ashoka. Ne siamo veramente lieti perché ci accomuna la convinzione che si possa rafforzare una cultura imprenditoriale attenta all’impatto sociale, alla sua misurazione e alla sostenibilità economica, e perché Ashoka può certamente configurarsi come uno dei serbatoi mondiali di modelli innovativi di intervento.

Pensiamo alla situazione in cui si trova l’Italia: una crisi economica peggiore delle previsioni ha portato un’elevata disoccupazione e il taglio dei servizi essenziali, cosicché neanche i bisogni primari delle persone e delle famiglie riescono a essere soddisfatti. Ma, forse più che continuare a riempire accorati Cahiers de doléances, è arrivato il momento di praticare le soluzioni. Quelle provate sino ad ora non hanno portato i risultati sperati. Diventa dunque necessario rivedere i modelli di intervento della pubblica amministrazione che deve imparare ad essere più efficiente ed efficace, facendo molto meglio con meno e affrontando problemi sociali nuovi, gravi e complessi che necessitano di risposte più articolate.

Dobbiamo avere il coraggio di sperimentare, ibridare i modelli, far collaborare i portatori di interesse, trovare nuove forme di finanziamento. Qui sta la sfida della finanza d’impatto sociale di cui si è occupata la Task Force del G8 nell’ultimo anno. Quanto sta avvenendo in UK e Stati Uniti sul versante dei Social Impact Bond è davvero interessante, anche alla luce di un nuovo quadro di policy per favorire lo sviluppo di una cultura dell’impatto sociale e dell’erogazione di risorse pubbliche (ma anche quelle private della filantropia) collegate a doppio filo ai risultati. Il Congresso americano, ad esempio, sta esaminando un progetto di legge per introdurre meccanismi di “pay for results” al fine di creare un ecosistema favorevole a modelli innovativi di public/private spending.

Come Ashoka, Human Foundation crede nella necessità del fare sistema. Nel corso dell’evento di ieri a Milano, ospitato da Bosch, abbiamo potuto conoscere e apprezzare modelli di imprenditorialità sociale che possono essere scalati e replicati, anche nel nostro Paese. A patto di non continuare ad avere timore dei cambiamenti.

Aspettiamo con interesse l’approvazione della legge delega per il terzo settore che, stando alle bozze, prevede anche la riforma dell’impresa sociale. Speriamo vada nella direzione di promuoverne un’interpretazione più ampia, svincolata dalla definizione di settori (immancabilmente destinati ad essere superata dalla realtà) e centrata sulla misurabilità dell’impatto sociale dell’organizzazione, mantenendo forme di governance multistakeholder. Non dimentichiamo, inoltre, che nel gennaio di quest’anno il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato una nuova procedura (centrata finalmente sulla misurazione dell’impatto sociale) per il riconoscimento delle startup innovative a vocazione sociale e per i conseguenti benefici fiscali sugli investimenti. E ancora aspettiamo di vedere quale sarà la configurazione del Fondo per non toccare il Fondo annunciato da Matteo Renzi un po’ di mesi fa su cui da qualche tempo è al lavoro Enzo Manes e la Cassa Depositi e Prestiti. O ancora le misure annunciate per rafforzare il capacity building delle imprese sociali.

Sono tutti tasselli di un possibile futuro scenario dell’innovazione sociale italiana. Non c’è più molto tempo da perdere. È urgente attrarre capitali soprattutto per le imprese sociali ad alto contenuto tecnologico e per le politiche di prevenzione e di inclusione; così come è necessario formare una nuova generazione di imprenditori sociali. Questo aspetto non è per nulla secondario. Con Human Foundation da tempo ci dedichiamo alla ricerca e alla formazione organizzando seminari, workshop ma anche creando il Mhuse (primo Master sull’imprenditoria sociale). La formazione fatta bene è un architrave dell’ecosistema; per questo le migliori imprese italiane possono aiutare le imprese sociali migliori. E per questo giovedì scorso, nella giornata di Ashoka abbiamo premiato assieme a Prysmian Group le migliori tesi di laurea sulle tecnologie socialmente innovative e sostenibili.