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“Cresceremo puntando sul modello Tate”

In Senza categoria on maggio 6, 2017 at 2:01 pm

Giovanna Melandri spiega perché ampliare i luoghi di libero accesso è una politica che premia

Intervista di Carlo Alberto Bucci, La Repubblica 6 maggio 2017

Re-evolution è una vera “revolution” per il MAXXI, ma anche per i musei in Italia. Per la prima volta, anche se solo nei giorni feriali, il grosso della collezione d’arte statale del XXI secolo è a ingresso gratuito, come in Gran Bretagna.

Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI, qual è il senso di questa operazione a sette anni dalla nascita del museo?

«The Place to Be, l’allestimento della collezione permanente, il cuore fatto di arte, foto e architettura intorno a cui ruotano tutti gli altri avvenimenti, è un punto di arrivo, ma anche di ripartenza. La scelta della gratuità risale a un anno fa, sul modello della Tate di Londra e del Centre Pompidou di Parigi, ma adesso abbiamo allargato lo spazio dell’offerta rendendo free tutto il piano terra e mostrando molte opere in piazza. Del resto, in questi anni abbiamo arricchito di cento opere la collezione, tra cui alcune straordinarie foto di Letizia Battaglia».

Il ministro Franceschini pensa di mettere un biglietto per il Pantheon. E voi aprite gratis, dal martedì al venerdì, il tesoro del XXI secolo. Come fate a sostenere economicamente questa iniziativa?

«Ma anche il ministro Franceschini, con le domeniche gratuite, segue l’idea del “modello misto”. E poi la sa una cosa? Da quando abbiamo resa gratuita la Galleria 4 con parte delle opere della raccolta, in un anno gli ingressi sono aumentati dcl 33% e i ricavi del20% circa».

Effetto traino per le mostre a pagamento?

«Esattamente, le mostre sono il nostro vanto. Grazie a Hou Hanru, il nostro direttore artistico, realizziamo esposizioni di ricerca, un laboratorio non solo artistico sui grandi temi del presente. Ad esempio Please come back, il carcere come metafora del mondo. E ora portiamo avanti il nostro focus sul Medio Oriente: dopo la rassegne sull’arte in Iran e a Istanbul, spazio alla cultura del Libano».

 La raccolta è fatta di 400 opere, crescerà?

«Certo, ma per una seria strategia delle acquisizioni abbiamo bisogno che i contributi di pubblico e privato (attualmente lo Stato ci finanzia per il 57 per cento) crescano di qualche milione. Del resto, la legge istitutiva del MAXXI prevede che il museo rafforzi la collezione pubblica di arte contemporanea del nostro Paese».

Il nuovo corso della Galleria nazionale di Roma che ha rinnovato l’esposizione delle opere su progetto della neodirettrice Cristiana Collu, è stato uno sprone per il vostro cambiamento?

«Veramente Re-evolution porta a compimento una traiettoria di lavoro iniziata dal MAXXI ben cinque anni fa. Che la galleria di Valle Giulia abbia ripensato la sua funzione è un fatto positivo. Noi però abbiamo un compito istituzionale: la memoria dell’arte di oggi».

Una “Re-evolution” molto femminile la vostra.

«Sì, stiamo cercando di interpretare valori femminili, come l’accoglienza, l’attenzione ai bambini, maggiore apertura e accessibilità. E non solo: ci sono molte artiste in mostra, a partire dal primo focus dedicato a Bruna Esposito. E poi Micol Assaël, Elisabetta Benassi, Adelita Husni-Bey, Gea Casolaro, Liliana Moro. Nel MAXXI di Zaha Hadid, guidato da un cda interamente rosa, vorremmo essere sicure che l’arte contemporanea sia anche una storia di donne».

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