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CHE RIVOLUZIONE fare cultura in Italia

In Senza categoria on maggio 4, 2017 at 10:58 am

Alla vigilia dell’ultima trasformazione del suo museo, Giovanna Melandri, presidentessa del MAXXI di Roma, qui spiega come l’arte possa trasformare il mondo più della politica

Intervista di Stefania Rossotti pubblicata su Grazia il 4/5/2017

Se rivoluzione deve essere,che punti alla mente e al cuore. Che sia potente, irreversibile e, possibilmente, per tutti. Che sia arte, insomma. C’è questa spinta, questa sfida e questo desiderio, nell’operazione MAXXI re-evolution del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma (il MAXXI, appunto), che verrà inaugurata il 5 maggio con un evento alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, per poi aprire al pubblico il 6. Una rivoluzione che vuol dire investire molto sull’accessibilità e l’accoglienza. E, soprattutto, triplicare gli spazi dedicati alla collezione permanente, proponendo un allestimento concepito come un corpo dinamico, con opere esposte a rotazione che diventino un punto di riferimento sempre più ricco per artisti e visitatori. «Il tutto mantenendo l’impegno, a cui teniamo moltissimo, cominciato nell’ottobre scorso: dare a tutti la possibilità di visitare, dal martedì al venerdì, gratuitamente, la permanente», dice Giovanna Melandri, 55 anni, dal 2012 presidentessa del MAXXI.

Qual è il cuore di quella che chiamate rivoluzione?

«La valorizzazione e il potenziamento del nostro patrimonio. È un traguardo raggiunto dopo cinque anni di lavoro, in cui abbiamo lottato per accrescere la collezione di arte contemporanea dello Stato italiano. Il MAXXI è una fondazione di diritto privato, ma è vigilata dal Ministero della Cultura (il 53 per cento del finanziamento è pubblico, ndr). Una delle nostre funzioni, uno dei nostri obblighi, è incrementare il patrimonio, costruire una memoria del contemporaneo in Italia. Il 5 maggio inauguriamo il nuovo allestimento dando visibilità al rafforzamento di una collezione che è l’anima e il cuore del nostro museo».

Può raccontarmi la fatica, e anche la gioia, di occuparsi d’arte, oggi, in Italia?

«La gioia è nella ricchezza di quello che siamo riusciti a fare, a partire dall’aumento dei visitatori, raddoppiati in cinque anni e arrivati nel 2016 a quota 417 mila. La fatica è quella che si può immaginare, in un periodo in cui l’arte non è considerata una risorsa. Cinque anni fa abbiamo preso in mano un’istituzione che era ferma: abbiamo dovuto ripensarla, ricrearla, mettere in sicurezza il bilancio, trovare i fondi per continuare a investire nell’arricchimento del patrimonio culturale. Un piccolo miracolo avverato anche grazie all’opera di un direttore artistico d’eccezione, Hou Hanru, alla direttrice del MAXXI Architettura, Margherita Guccione, e al direttore del MAXX Arte, Bartolomeno Pietromarchi».

Lei viene dalla politica, è stata a lungo parlamentare del Partito Democratico e a più riprese ministro della Cultura. Che cosa consiglierebbe ai suoi ex colleghi? Che cosa ha imparato fuori dal Palazzo?

«Ho capito quanto sia potente e indispensabile lo sguardo critico degli artisti sui temi di oggi. Un loro segno sa restituire in un attimo il senso di quello che accade nel mondo. In modo diretto, molto più incisivo delle parole della politica. Ai miei ex colleghi consiglierei di ascoltare di più la comunità artistica. Li inviterei a frequentare i luoghi della produzione contemporanea, oltre che calarsi nella bellezza classica in cui in Italia siamo immersi. Un invito che vale per tutti: l’arte sa dire cose importanti sull’attualità e sul mondo. E soprattutto stilla possibilità di convivenza e dialogo. Sa svelarci l’esistenza di una spiritualità non divisiva».

Un esempio concreto?

«Sto andando all’aeroporto: ho un volo per Beirut, in Libano. Stiamo lavorando alla terza e ultima parte di un progetto, voluto dal nostro direttore artistico, che ha concepito il MAXXI come un avamposto di ricerca e sguardo verso il Medio Oriente e il Mediterraneo. Abbiamo già prodotto due mostre, una suil’lran, l’altra su Istanbul, a cui farà seguito quella su Beirut che inaugureremo a novembre. Credo che sostenere la crescita di una cultura trans-mediterranea sia importantissimo in questo periodo di conflitti, divisione, terrore. La funzione, la rivoluzione dell’arte è anche questa».

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