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La sfida dell’impatto sociale entra in carcere

In Cosa penso on aprile 10, 2017 at 8:13 am

Articolo pubblicato su Vita

Dalla crisi del 2008, le politiche di austerità hanno duramente stressato i budget pubblici, con costanti riduzioni dei trasferimenti statali per le politiche di inclusione sociale. Per uscire
da questa fase di affanno, che rischia di compromettere irrimediabilmente i livelli di coesione nei territori e di vanificare gli interventi più innovativi (e preventivi) è necessario reperire risorse aggiuntive per sperimentare e testare strumenti e politiche più avanzate e basate sulla cultura delle evidenze. Solo così, attraverso la produzione di evidenze certesull’impatto sociale delle politiche e degli interventi, sarà possibile superare blocchi
ideologici e difendere le scelte dei decisori pubblici.

Uno degli strumenti più diffusi per generare queste evidenze sull’ impatto sociale generato è il modello Pay by Result (PBR). Come noto, i programmi PbR si configurano come un sistema di accordi, in base ai quali una Pubblica Amministrazione, dopo aver individuato un’area di bisogno sociale, impegna risorse economiche pubbliche e private a fronte del raggiungimento degli obiettivi sociali. Sulla base di queste intese, vengono mobilitate risorse da investitori privati socialmente orientati che vengono impiegate per realizzare, attraverso erogatori di servizi, interventi innovativi, a cui sono associati degli obiettivi di impatto sociale dichiarati e chiari.

Se tali obiettivi vengono raggiunti e verificati da una terza parte, la PA restituisce agli investitori sociali l’investimento iniziale, più un eventuale, possibile, ritorno finanziario.
Lo scorso 15 marzo Human Foundation ha presentato a Roma lo studio per un programma Pay by Result da applicare al carcere torinese Lorusso e Cutugno. Lo studio, coordinato da
Human e sostenuto dalla Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ha inteso contribuire alla riflessione sull’innovazione dei sistemi di welfare, con l’obiettivo di disegnare, testare e validare un programma di reinserimento sociale e lavorativo per le persone che stanno scontando una pena detentiva.

Il presupposto da cui siamo partiti è che sia possibile mettere in relazione l’abbassamento del tasso di recidiva (vero obiettivo di qualunque politica che non smarrisca l’idea della
funzione rieducativa della pena) con straordinarie ricadute sulla sicurezza del territorio e potenziali risparmi a favore dell’amministrazione della giustizia. Nel modello del programma PBR se la persona detenuta, al termine del percorso trattamentale individualizzato e finalizzato alla sua autonomia e detentivo, non farà ritorno nel circuito carcerario, la Pubblica Amministrazione restituirà al l’investitore il capitale investito.

I vantaggi di questo modello sono evidenti; si incoraggia la collaborazione e la cooperazione
tra gli erogatori dei servizi ( in italia il sistema della cooperazione sociale) , si mettono le basi per una spesa pubblica più efficiente ed efficace, si “individualizzano” gli interventi perché
quel che conta non sono i mezzi ma il fine ( il reinserimento pieno del detenuto), si promuove la canalizzazione di risorse private verso obiettivi di inclusione .

A partire da queste riflessioni, è stata dunque articolata un’analisi che cercasse di offrire delle prospettive solide per la sperimentazione del programma. Per far ciò sono state prese
in esame esperienze legate a progetti o programmi virtuosi di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, evidenziandone punti di forza e debolezza, e definendo contestualmente alcuni elementi comuni fondamentali per raggiungere efficacemente l’obiettivo della risocializzazione.

Lo studio ha proposto una nuova modalità di relazione tra gli stakeholder pubblici e privati, favorendo nuovi approcci più consoni allo status quo delle istituzioni, immobilizzate dalla carenza di fondi.

Ora occorre passare velocemente alla fase applicativa. Noi siamo pronti. E molto incoraggianti sono state anche le impegnative parole del Segretario della Fondazione CRT in
occasione della presentazione del modello . La fase pilota presso l’Istituto Lorusso e Cutugno di Torino può ora cominciare. Ed è importante che Anche il Ministro della Giustizia
Orlando abbia apprezzato e sostenuto il modello proposto nello studio, auspicando che: “tale innovazione possa alimentare il percorso di riforma del sistema penitenziario italiano, offrendo concrete possibilità di reinserimento attraverso interventi individualizzati”.

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