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La galleria del vento dell’innovazione sociale

In Cosa penso on aprile 6, 2017 at 2:34 pm

Pubblicato su Huffington Post
Solo pochi giorni fa abbiamo celebrato i sessant’anni fondativi dell’Europa. Quando il sogno europeo diventò realtà, in pochi si sarebbero attesi una celebrazione così mesta; una festa, parafrasando Shakespeare, paragonabile ad un matrimonio triste o piuttosto ad un funerale allegro. Eppure, il processo di integrazione politica e sociale sino a pochi anni fa riscuoteva un largo consenso tra i cittadini europei.

Le pietre angolari sulle quali è stato eretto l’edificio europeo vacillano da tempo, scosso dalle sferzate della Brexit e dalla retorica aggressiva dei movimenti antieuropeisti.

Siamo evidentemente di fronte ad una profonda crisi del sistema politico e sociale europeo, che mette in discussione i valori che ci hanno permesso, al termine del secondo conflitto mondiale, di risorgere dalle ceneri della distruzione e della barbarie della guerra e dell’olocausto: perdendo quella visione comune dell’economia, delle istituzioni e della società su cui i padri fondatori hanno creato l’Unione Europea.

Bisogno di stabilità e anticorpi verso ogni deriva autoritaria, costruzione di una comune identità culturale europea, sfida legata alla costruzione di un mercato unico dove merci e prodotti potessero avere uno sbocco possibile, ma soprattutto attenzione e cura ai bisogni delle persone con l’edificazione di uno stato sociale come conquista inalienabile.

L’Europa è nata su questa intersezione di forze ed è lì che trova la sua più profonda ragione. Una componente fondante di questo cammino è stato il modello sociale europeo. Un modello teso all’inclusione, alla costruzioni di comunità solidali, affinché vi fosse un esercizio pieno dei diritti di cittadinanza.

Ed è fin troppo evidente che il modello sociale europeo non possa replicare il vecchio paradigma novecentesco, in cui la vita procedeva linearmente secondo i tre tempi della formazione, del lavoro e della pensione.

Difendere lo stato sociale europeo e, nel contempo, innovarlo profondamente è la condizione per provare a salvare la malandata Europa.

Per farlo abbiamo bisogno di “gallerie del vento” in cui testare la reale tenuta di strada di modelli sociali innovativi, facendo incontrare teoria e pratica, mettendo a disposizione dei decisori pubblici evidenze sull’efficacia degli interventi e delle politiche.

Occorreranno processi profondi di innovazione sociale per correggere gli effetti negativi della grande transizione tecnologica: pensiamo solo alla progressiva automazione dei processi produttivi, la cosiddetta economia 4.0, che produrrà un salto nel rapporto tra tempo di lavoro e tempo di cura. Non possiamo pensare di rispondere a questi nuovi bisogni con l’attuale sistema di welfare: c’è bisogno di lavorare per generare buona occupazione e restituire dignità sociale a chi l’ha perduta, intrecciando sharing economy e cooperazione sociale.

Allora è il momento di sperimentare modelli ibridi, in cui il pubblico non receda dalla sua funzione di indirizzo, ma co-progetti insieme al Terzo Settore, al privato ed alle comunità, risposte più efficaci, individualizzate, positive e valutabili. È il caso dell’ultimo studio realizzato da Human Foundation e Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e dedicato al SIB (social impact bond) per il reinserimento socio-economico delle persone detenute, di cui a breve partirà la sperimentazione presso il carcere Cutugno e Lorusso di Torino.

Affinché il nuovo welfare funzioni e generi un efficace impatto sociale positivo, non possiamo rinunciare alle metriche: la valutazione degli interventi sociali dovrà diventare la stella polare cui far riferimento, intesa non come sanzione, ma considerata come uno strumento per comprendere se ed in che misura stiamo generando i benefici attesi, se e in che misura le risorse pubbliche sono spese efficacemente, se e in che misura l’impresa sociale sta raggiungendo gli obiettivi prefissati.

C’è bisogno allora di tante “gallerie del vento” nel quale portare avanti questo lavoro complesso e impegnativo, perché è il momento di sperimentare e tentare con coraggio nuove forme di innovazione sociale, in grado di restituire valore al nostro preziosissimo modello sociale.

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