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Lavori digitali, la sfida del Portogallo

In Senza categoria on novembre 11, 2016 at 2:33 pm

Pubblicato su VITA di novembre 2016

L’ ISTAT ha confermato che il tasso di disoccupazione ad agosto è stato dell’11,4%, invariato rispetto al mese precedente. A destare preoccupazione è soprattutto il numero di disoccupati compresi nella fascia tra i 25 e i 49 anni che non smette di aumentare.
Sebbene questi numeri illustrino uno scenario critico, il Ministero del Lavoro ha documentato la presenza in Italia di 76mila posti vacanti a causa di mancanza di candidati qualificati. Si tratta dei cosiddetti lavori digitali che rappresentano una domanda di lavoro insoddisfatta, in costante aumento. Il fenomeno è italiano ma non solo, si stima in circa un milione i lavori disponibili in ambito digitale a livello europeo da qui al 2020.
A favorire questo squilibrio concorrono diversi fattori: lavoratori non adeguatamente qualificati, percorsi di formazione inadatti e aziende che non investono a sufficienza nel digitale. Tre giovani portoghesi hanno provato a raccogliere questa sfida fondando Academia do Codigo, un’impresa sociale il cui obiettivo è colmare questo gap diffondendo il coding tra i giovani.
L’ idea di business nasce da questo paradosso: un alto livello di disoccupazione che non riesce a combinarsi con i posti digitali vacanti in Portogallo. Il progetto prevede un programma intensivo di programmazione di 14 settimane dedicato ai giovani che non riescono a trovare lavoro.
L’Academia ha ricevuto più di 2mila richieste di iscrizione dalla sua apertura, due anni fa, e ha avviato un programma dedicato anche ai più piccoli. Alla domanda su come i giovani possano pagare il corso la risposta è che lo pagheranno una volta concluso, appena trovato lavoro.
Dall’Academia non hanno dubbi sulla possibilità di ottenere un lavoro, fino ad ora la percentuale di assunzione degli studenti è stata del 100% e, secondo le stime, si assesterà sull’80% nei prossimi anni. La digitalizzazione, spesso additata come la principale causa della perdita di posti di lavoro, è diventata con Academia do Codigo un’opportunità per trovarne uno nuovo.
A cogliere le potenzialità del digitale è stato il Social Investment Lab, organizzazione non profit portoghese la cui missione è contribuire allo sviluppo del mercato degli investimenti ad impatto sociale e che lavora insieme al Governo portoghese all’impiego di 150 milioni di euro di fondi strutturali messi a sostegno dell’innovazione sociale.
Il Social Investment Lab ha tratto ispirazione da questa esperienza per strutturare il primo Social Impact Bond (SIB) portoghese. Il modello del SIB è quello classico: un soggetto privato, in questo caso la Gulbenkian Foundation, ha investito 120 mila euro affinché l’Academia do Codigo formi 65 studenti della primaria con l’obiettivo di aumentare il problem solving e la performance scolastica. Un ente esterno valuterà i risultati delle attività e se l’obiettivo sociale sarà raggiunto il Comune di Lisbona rimborserà alla Gulbenkian Foundation il capitale investito più un rendimento finanziario calibrato sui risultati sociali.
Una prima sperimentazione per il Portogallo che dovrebbe essere da stimolo anche per l’Italia e accelerare la costruzione del fondo per l’innovazione annunciato lo scorso maggio dal Governo durante la presentazione di Social Impact Agenda per l’Italia.

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