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Nasce la “Social impact agenda per l’Italia”, così la finanza sposa il sociale

In Senza categoria on maggio 19, 2016 at 2:33 pm

Articolo pubblicato da Huffigton Post il 22 gennaio 2016

Il 21 gennaio è stata una giornata importante. La finanza e il sociale si sono uniti per favorire lo sviluppo degli investimenti a impatto sociale nel nostro Paese. Abbiamo costituito a Roma la Social Impact Agenda per l’Italia: un’associazione creata per raccogliere l’esperienza dell’Advisory Board italiano della Social Impact Investment Taskforce (SIIT).

Ma facciamo un passo indietro: di cosa parliamo quando parliamo di investimenti ad impatto sociale? Sono investimenti costruiti sull’assunto che i capitali privati possano intenzionalmente contribuire a creare impatti sociali positivi e misurabili e, al tempo stesso, rendimenti economici.

La SIIT, promossa durante la Presidenza britannica del G8 nel 2013, ha avuto il compito di portare in primo piano nelle agende dei Paesi membri gli investimenti ad impatto sociale attraverso gli advisory board nazionali.

In Italia, la contaminazione di pratiche, esperienze e competenze fra gli oltre 100 esperti del settore che hanno dialogato per le due anni all’interno dell’Advisory Boarditaliano, ha contribuito a sviluppare un confronto aperto e fecondo tra operatori del Terzo Settore, imprese, intermediari ed istituzioni finanziarie.

Da questo lavoro comune sono scaturite 40 raccomandazioni (contenute nelRapporto dell’AdB italiano “La finanza che include”) che vogliono contribuire al rafforzamento di un nuovo ecosistema che favorisca la crescita dell’imprenditorialità sociale generando valore per le comunità.

Nel luglio 2015, la Taskforce ha lasciato il testimone al Global social impacti nvestment steering group (GSG) per allargare il raggio di azione su scala globale. I primi paesi rappresentati nel GSC sono: Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Inghilterra, Stati Uniti, Unione Europea, Brasile, India, Messico, Israele, Portogallo. Saranno rappresentati dai maggiori operatori mondiali dell’impact investing come: Bertelsmann Foundation, Nippon Foundation, Rockefeller Foundation, Ford Foundation, Omidyar Network, Crédit Coopératif. Ma partecipano anche, oltre a rappresentanti governativi, enti come EVPA, GIIN, OECD, WEF, World Bank.

Per l’Italia sarò io, in veste di presidente di Human Foundation, a sedere nel Comitato Esecutivo del GSG.

Ed è in questo contesto che nasce l’esigenza dell’Associazione. La missione della Social Impact Agenda per l’Italia è, appunto, quella di monitorare e contribuire alla realizzazione delle 40 raccomandazioni per rafforzare il tessuto dell’imprenditorialità sociale del Paese. L’obiettivo, condiviso da tutto l’AdB italiano, è valorizzare l’esperienza virtuosa degli ultimi due anni. L’Associazione potrà contare su un Comitato scientifico, presieduto dal professore Mario Calderini (Politecnico di Milano). Nel guidarla, sarò affiancata da due Vice-presidenti: Massimo Lapucci, Segretario generale Gruppo Fondazione CRT, e Stefano Granata, Presidente del Gruppo Cooperativo CGM.

Nel nostro Paese, da tempo c’è un movimento composto da soggetti del Terzo Settore, della finanza e dell’impresa, che crede in un differente modello di sviluppo per offrire risposte a vecchi e nuovi bisogni, molti dei quali rimangono purtroppo insoddisfatti. Pensiamo alla salute, alle disabilità, alla conciliazione vita-lavoro, alle necessità abitative, all’esclusione sociale. Senza dimenticare l’esistenza di settori che si prestano a questa ibridazione tra modelli d’impresa, comunità locali e impatto sociale. Tre esempi su tutti: la valorizzazione del patrimonio culturale, la gestione collaborativa dei beni comuni e le piattaforme di sharing economy, comparti strategici per il rilancio sociale, culturale e economico del nostro Paese.

Con i primi soci fondatori (ABI-Associazione Bancaria Italiana, Confcooperative Federsolidarietà, CGM, Etimos Foundation, Federcasse, Fondazione Opes, Fondazione CRT, UBI BANCA, Vita) e la disponibilità ricevuta dal Sole 24 Ore per la media partnership, vogliamo creare una luogo aperto, inclusivo, dove si possano incontrare tutti coloro che si stanno cimentando con la sfida dell’impatto sociale. Vogliamo promuovere nuovi modelli di generazione del valore che integrino in modo costitutivo la dimensione dell’impatto sociale, valorizzando lo straordinario patrimonio di esperienze e pratiche di imprenditorialità sociale del nostro Paese. Secondo le stime presentate nel Rapporto italiano, vi sono ingenti risorse private che potrebbero confluire dai mercati tradizionali verso gli investimenti ad impatto sociale.

Nel ciclo di rilancio degli investimenti europei è fondamentale che ci sia una quota di investimenti esplicitamente pensati per generare impatto sociale. La società europea affronta oggi delle sfide epocali: la risposta dei Paesi membri non può essere l’arretramento del perimetro dello Stato sociale. Al contrario, dobbiamo rendere più efficace il nostro welfare, sperimentando modelli innovativi che rispondano alla domanda pressante di politiche più inclusive.

A un anno di distanza dalla presentazione del rapporto italiano a Montecitorio possiamo scorgere alcuni risultati, ora, però, dobbiamo lavorare insieme per far cresce e rafforzare l’imprenditorialità sociale nel nostro Paese.

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