giovannamelandri

C’è bisogno di un fondo per l’innovazione sociale

In Senza categoria on agosto 24, 2015 at 11:00 am
Fondo sull’Unità di Erasmo D’Angelis del 18 agosto 2015
Qualche giorno fa, Big Society Capital, l’istituzione finanziaria creata dal Governo UK per sostenere il settore gli investimenti sociali, ha annunciato l’intenzione di lanciare un nuovo strumento per sostenere i Social Impact Bond (SIB). Attualmente, nel Regno Unito sono attivi 31 Social Impact Bond; dal lancio, nel 2010, del primo SIB finalizzato alla riduzione della recidiva nel carcere di Peterborough è passata molta acqua sotto i ponti. Attraverso i SIB, le amministrazioni pubbliche possono sperimentare approcci innovativi che consentono, da un lato di rendere più efficiente la spesa pubblica, dall’altro migliore l’efficacia degli interventi soprattutto di natura preventiva. In tempi di scarsità di risorse, la PA fa fatica a mantenere gli attuali livelli dei servizi per il welfare locale e la possibilità, dunque, di avviare processi di innovazione è confinata ai margini dei malandati bilanci. Eppure, di fronte ai profondi cambiamenti che attraversano la società, dall’invecchiamento della popolazione alla disoccupazione giovanile, dalle nuove povertà (materiali e culturali)  le risposte del welfare del ‘900 sono oggi sempre meno efficaci.
E mentre non si può rinunciare all’idea che dinnanzi ai fenomeni di esclusione e disuguaglianza possa intervenire lo Stato sociale, occorre che esso non adotti una prospettiva “caritatevole”, bensì sia concepito come uno strumento indispensabile per l’emancipazione e il benessere  di tutti i cittadini. Si tratta, a mio avviso, di una questione centrale, che, se non affrontata con il giusto piglio, rischia di compromettere irrimediabilmente la coesione sociale nel nostro Paese. Ecco perché c’è bisogno di innovazione sociale e di sperimentare nuovi strumenti da valutare in base ai risultati che generano.
Le tante tensioni che attraversano oggi l’Italia sono il chiaro segnale di una società in grande sofferenza. Credo che questo Governo, di cui non si può disconoscere coraggio e ispirazione riformista, debba misurarsi con il tema della riforma del welfare. L’esperienza britannica dei SIB e dell ‘intero ecosistema  della finanza e dell’innovazione sociale rappresenta  un modello piuttosto interessante attraverso cui cercare di ridisegnare il welfare pubblico. Ma il Regno Unito non è l’unico paese in cui si stanno cercando strade nuove e forme di finanziamento legate ai risultati (pay for results). La Germania, la Francia e molti paesi europei sono saliti da tempo sul treno dell’innovazione sociale e dei nuovi strumenti per finanziare il welfare (soprattutto quello di prevenzione).
Il Portogallo – sempre per rimanere in Europa-  ha istituito un fondo di 150 milioni di euro,alimentato dai fondi strutturali  dedicato agli investimenti ad impatto sociale e all’innovazione dei SIBS.
Più di un anno fa oramai la task force del G8 sugli investimenti ad impatto sociale ha affidato ai capi di stato e di governo delle raccomandazioni molto chiare per generare un ecosistema favorevole agli investimenti ad impatto sociale nei singoli paesi.
In tal senso, da diverso tempo oramai, penso sia necessario istituire un Fondo nazionale per l’innovazione sociale, a cui delegare le sperimentazioni di nuove risposte ai bisogni sociali. Un Fondo, istituito presso la Presidenza del Consiglio, con una dotazione iniziale di  poche decine di milioni di euro, magari attingendo dai residui non spesi delle risorse comunitarie, attraverso cui sostenere gli studi di fattibilità dei SIB e finanziarne l’implementazione. Ormai sono diverse in Italia le amministrazioni pubbliche (centrali e locali) interessate alla sperimentazione dei SIB. Amministrazioni che potrebbero accedere al Fondo, in base ad una serie di principi, tra cui il grado di innovazione dell’intervento, la sua replicabilità e scalabilità, la rilevanza del problema sociale affrontato e la capacità di “blending” con risorse private. In tal modo, verrebbero premiate le amministrazioni maggiormente inclini alla sperimentazione e si aprirebbe anche in Italia una virtuosa stagione di sperimentazione di investimenti ad impatto sociale.
Mi auguro sinceramente che Matteo Renzi, attento all’innovazione, voglia inserire nell’agenda politica dei prossimi mesi gli investimenti ad impatto sociale e tutti gli strumenti a supporto dell’innovazione sociale e finanziaria che sono sempre più necessari in questa fase di ricerca di nuovi modelli e approcci al welfare.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: