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Rifiuti, assolutamente contraria a discarica Corcolle

InSenza categoria su maggio 24, 2012 a 10:21 am

Sinceramente, non posso che esprimere la mia piu’ ferma contrarieta’ alla decisione del governo sul sito di Corcolle. Come ha, in più occasioni, ribadito il ministro Ornaghi sull’area gravano vincoli archeologici e paesaggistici non derogabili.

Villa Adriana è un bene di valore universale, non possiamo in alcun modo consentire che nei pressi di un’area di tale pregio possa sorgere una discarica. Che segnale mandiamo al mondo sul modo con cui l’Italia si prende cura del suo patrimonio storico-archeologico? Non possiamo permette che Villa Adriana, sito che accoglie ogni anno migliaia di visitatori, venga accostata all’immondizia.

Governo, con nomine c’è salto di qualità

InSenza categoria su maggio 2, 2012 a 3:10 pm
Con tutta sincerità, ritengo eccessiva e non comprensibile la freddezza con cui alcuni settori delle parti sociali e del Pd hanno accolto le recenti nomine di Monti. 
Al contrario, mi pare sia da condividere la scelta di colpire la spesa improduttiva, riprendendo così la strada intrapresa anni fa da Padoa. 
Con queste nomine l’esecutivo segna un salto di qualità che non potrà che fare del bene al Paese, depotenziando così le argomentazioni dei populisti e dei conservatori. 
Adesso bisogna andare avanti, anche sulla Rai e sulla riforma della politica, dei partiti e della legge elettorale.
 

Il dolore per la morte di Miriam

InSenza categoria su aprile 9, 2012 a 11:12 pm

E adesso come facciamo Miriam senza di te? Come facciamo senza la tua intelligenza, senza i tuoi consigli, i tuoi rimproveri e le tue risate? Come facciamo senza di te a costruire quell’ Italia giusta e innovativa che hai sognato tutta la vita?

Non ce la facciamo, infatti. Da oggi, possiamo solo, volta per volta, provare ad immaginare cosa ci avresti detto tu, quali sentieri non convenzionali ci avresti suggerito di imboccare, quale conformismo avresti smascherato, e per quali riforme ti saresti battuta come una tigre, quali vecchie parole avresti buttato via e quali nuove parole avresti invece introdotto nel nostro vocabolario , ma soprattutto da Oggi senza di te dobbiamo immaginare quale futuro avresti voluto tu per le ragazze e I ragazzi di oggi in cui riponevi tanta fiducia e tante speranze.

E come faccio io senza di te Miriam? Amica adorata, mi mancherai immensamente per tutto. Per i pensieri lunghi, per le risate gentili, per la curiosita’ senza fine, per la liberta’ e per la fiducia, per l’esplorazione continua, per il pensiero di donna, per l’intensita’ tollerante, per il dono prezioso di un’ amicizia che ha cambiato la mia vita, per avermi sempre spinto oltre. Grazie Miriam.

Giovanna

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Assurda la decisione di abolire l’Agenzia per il terzo settore

InSenza categoria su aprile 5, 2012 a 12:20 pm

Assurda la decisione di abolire l’Agenzia per il terzo settore. Agenzia che riunisce un intero mondo tra il pubblico e il privato di associazionismo, volontariato e no-profit che ad oggi rappresentano una risorsa straordinaria per l’Italia. L’abolizione non porterà risparmio ma, al contrario, andrà ad aumentare la distanza di questo mondo dalle istituzioni. Ci auguriamo che nell’interesse dei cittadini il Governo riveda questa decisione e permetta all’Agenzia per il terzo settore di proseguire l’ottimo lavoro svolto in questi anni.

Presentazione del libro “Come difendersi dai media” di Enrico Cheli

InSenza categoria su marzo 20, 2012 a 9:57 am

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Rai, commissario sia manager di grande esperienza consapevole della specificità del prodotto audiovisivo

InSenza categoria su marzo 19, 2012 a 12:34 pm

Credo che sia ormai sotto gli occhi di tutti come il superamento della Gasparri sia divenuto un requisito fondamentale per ridare dignità alla RAI e consentire al Servizio pubblico radiotelevisivo di tornare a svolgere il suo compito.

Per troppo tempo, infatti, in questi ultimi anni, si è lasciato che la più grande azienda culturale del Paese perdesse progressivamente e tristemente la sua funzione strategica, diventando il terreno di confronto e la merce di scambio tra forze politiche assai lontane dall’averne a cuore la crescita e l’autonomia.

Nel tempo che sarà necessario per dare alla RAI un nuovo modello di Governance è urgente affidarla ad un Commissario che la riporti sulla giusta rotta. Serve la figura di un manager di grande esperienza, che abbia tra le sue qualità, non solo la conoscenza del mercato in sè, ma soprattutto la conoscenza e la padronanza del prodotto culturale ed audiovisivo. La consapevolezza, cioè, che la RAI non è un’azienda come tante ma la prima realtà culturale italiana, quella cioè, a cui sono affidati il difficile compito di informare correttamente i cittadini e quello, non minoritario, di intrattenerli, offrendo loro prodotti di qualità.

Giovanna Melandri

Rai, serve governance adeguata

InSenza categoria su marzo 8, 2012 a 7:02 pm

Definire provocazione l’idea di mettere mano alla riforma della RAI, dimostra chiaramente la concezione che il PDL ha del servizio pubblico radiotelevisivo. Secondo autorevoli esponenti del centro-destra, il Governo dovrebbe limitare la sua azione all’economia. Mi permetto, sommessamente, di ricordare che la RAI e’ il quinto gruppo televisivo europeo, oltre ad essere uno degli architravi sui cui poggiano radiofonia e cinematografia.
Possiamo consentire che una risorsa pubblica cosi’ importante perda progressivamente di valore a causa di un sistema di governance inadeguato? Oltre al valore civile e culturale, la RAI ha un valore economico ed occupazionale innegabile. Da anni, la Legge Gasparri e’ un fardello sulle spalle dell’azienda, con un
consiglio di amministrazione che assomiglia piu’ ad un piccolo parlamento che ad un organo di governo e gestione. 
Riformare la RAI deve essere una priorita’ per qualsiasi forza politica

LaStampa – 23 Febbraio 2012

InSenza categoria su febbraio 23, 2012 a 11:37 am

Un mio contributo di oggi su LaStampa in merito all’articolo 18 e alla manifestazione della FIOM del 9 Marzo prossimo

 

 

 

 

 

Olimpiadi Roma 2020, bene prudenza e responsabilità del Governo

InSenza categoria su febbraio 14, 2012 a 6:48 pm

Non possiamo negare che la notizia di non vedere Roma candidata ai giochi olimpici del 2020 porta con sè un naturale disincanto. Un istante dopo, però, non si può non condividere la scelta del Governo che ha saputo esercitare un atto di seria responsabilità, anteponendo alla tentazione di seguire un sogno, la concretezza di restare ben desti e concentrati sulla realtà. Probabilmente se avessimo accettato la sfida di ospitare le Olimpiadi avremmo anche potuto farcela ed i risultati e gli sforzi economici che ciò avrebbe richiesto, nel lungo periodo avrebbero pure potuto dare dei frutti.

La difficoltà del momento sociale ed economico che stiamo attraversando, però, ha ben consigliato l’Esecutivo a mantenere una linea di prudenza. Lo sforzo straordinario che tutta la Nazione sta compiendo per arginare il dissesto finanziario che sta scuotendo l’intera Europa non può correre il rischio di essere vanificato da scelte da cui, per quanto lusinghiere, non è saggio lasciarsi sedurre.L’idea che l’Italia rinunci ad ospitare le Olimpiadi del 2020 non deve darci l’immagine di un Paese depresso, ma quella veritiera di un Paese robusto e responsabile che sta giocando una partita difficile, ma che proprio per questo non si fa distrarre dall’obiettivo e che certamente riuscirà a guadagnare la meta.

 

Giovanna Melandri

Obama, un esempio per il Partito Democratico italiano

InSenza categoria su gennaio 26, 2012 a 3:21 pm

Molto bello il discorso di oggi di Obama. Lotta alle diseguaglianze dei redditi, più tasse a chi ha di più, creazione di lavoro, più spesa pubblica in istruzione ed infrastrutture, più controllo dei movimenti di capitale e riforma della finanza. Potrebbe essere la base del programma del Partito Democratico italiano, come dice Obama “Guerra di classe? Stiamo chiedendo ad un miliardario di pagare allo Stato almeno quanto paga la sua segretaria”

 

ANSA.IT

Obama: voglio un’America più giusta, più tasse per i ricchi

NEW YORK – Un’America piu’ giusta, ”costruita per durare”. Un’America dove tutti tornino ad avere le stesse opportunita’, dove le regole siano uguali per tutti, dove le imprese che creano posti di lavoro siano premiate e quelle che delocalizzano penalizzate. Dove ogni imprenditore che rischia possa aspirare a diventare il nuovo Steve Jobs. E soprattutto dove i ricchi paghino piu’ tasse, per investire di piu’ in istruzione, sanita’, ricerca. E’ la sfida che Barack Obama – nell’attesissimo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato davanti al Congresso – ha lanciato all’intero Paese a dieci mesi dalle elezioni presidenziali. Rispolverando anche il glorioso slogan che lo porto’ alla vittoria nel 2008: ‘Yes we can’, ”Noi possiamo fare questo, io so che possiamo”. E affermando con determinazione: oggi l’America e’ piu’ forte del 2008, anche se la grande sfida resta ”mantenere vive le promesse”.

Un discorso, quello dello Stato dell’Unione, di solito bipartisan. Obama invita tutta la nazione a ”fare squadra”, come fecero i Navy Seal nella notte in cui fu ucciso Bin Laden. Ma il presidente – nel discorso durato poco piu’ du un’ora – tira fuori soprattutto una grinta da campagna elettorale, adottando una visione che il Wall Street Journal a caldo definisce ”nettamente populista”. Nel mirino ci sono i rivali repubblicani: quelli che in Congresso bloccano il cambiamento e quelli che si sono candidati per la presidenza, che accusano Obama di voler portare il Paese allo sfascio. ”Voglio combattere l’ostruzionismo con l’azione. Mi opporro’ a ogni tentativo di tornare alle stesse politiche che ci hanno condotto fino a questa crisi”, ammonisce il presidente tra gli applausi. In prima fila, accanto al vicepresidente Joe Biden, e’ seduta la First Lady Michelle. Dietro ci sono anche Lauren Powell, vedova di Steve Jobs, e l’ormai famosa segretaria di Warren Buffet, quella che – come ha denunciato lo stesso ‘oracolo di Omaha’ – paga piu’ tasse del suo datore di lavoro miliardario.

E Obama rilancia con forza la cosidetta ‘Buffet Rule’, proprio nel giorno in cui il miliardario Mitt Romney si e’ finalmente deciso a presentare la sua dichiaraziomne dei redditi, dalla quale emerge che paga solo il 15% di tasse. ”Se guadagni piu’ di un milione di dollari l’anno – tuona Obama – non puoi pagare meno del 30% in tasse”. Giu’ applausi, anche da una parte del pubblico repubblicano ”Un quarto di tutti i milionari adesso pagano meno tasse di milioni di famiglie della middle-class”, sottolinea il presidente: ”Vogliamo mantenere questi tagli fiscali per gli americani piu’ ricchi? Oppure vogliamo mantenere i nostri investimenti in altre cose, come l’istruzione e la ricerca”? ”Dobbiamo cambiare il nostro regime fiscale in modo che gente come me e un incredibile numero di membri del Congresso paghino la loro giusta porzione di tasse”. Poi il lavoro, altro chiodo fisso di Obama che su questo delicatissimo campo si gioca gran parte delle sue chance di essere rieletto. Il presidente – dopo aver ricordato come l’industria dell’auto ‘made in Usa’ sia tornata ai vertici con General Motor, Chrysler e Ford – respinge tutte le critiche degli avversari: ”Nel 2008 il castello di carte e’ collassato”, con tutte le conseguenze del caso. ”Nei mesi che hanno preceduto il mio primo mandato abbiamo perso circa 4 milioni di posti di lavoro. E ne abbiamo presi altri quattro milioni prima che le nostre politiche avessero effetto. Ma negli ultimi 22 mesi – rivendica – le imprese hanno creato più di tre milioni di posti. Lo scorso anno hanno creato il maggior numero di posti dal 2005. Questi sono i fatti”. Sulle prossime elezioni incombe anche l’incognita Iran. Obama ribadisce: ”L’America e’ determinata ad impedire che l’Iran ottenga l’arma nucleare, e io non tolgo alcuna opzione dal tavolo”. Una risposta anche a chi lo definisce timido in politica estera.

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